Vittorio Feltri racconta Oriana Fallaci e Gianfranco Fini, dai giorni insieme alle polemiche politiche
Vittorio Feltri racconta episodi inediti della sua vita professionale e del rapporto con Oriana Fallaci, ospitata nella sua casa poco prima della morte. Nel nuovo libro rivendica anche il ruolo avuto nella caduta politica di Gianfranco Fini.
Vittorio Feltri torna in libreria con “Il direttore rompiscatole”, volume autobiografico nel quale ripercorre alcuni dei momenti più significativi della sua carriera e diversi episodi privati rimasti finora poco conosciuti. Tra questi c’è il rapporto con Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice con cui condivise un’amicizia nata negli anni trascorsi al Corriere della Sera.
Feltri ricorda un regalo ricevuto dalla Fallaci che ancora oggi conserva. Durante un incontro in un ristorante milanese, la scrittrice gli consegnò una grande confezione contenente una pelliccia di visone da uomo, spiegandogli che si trattava di una moda diffusa a New York. Un capo che il giornalista non ha mai indossato, ma che ha deciso di tenere come ricordo.
Tra i racconti più personali emerge anche il periodo trascorso insieme nel giugno del 2006, pochi mesi prima della morte della Fallaci. La scrittrice gli chiese ospitalità a Milano per sbrigare alcune questioni personali senza esporsi pubblicamente in una fase delicata della sua salute. Feltri le mise a disposizione la propria abitazione di piazza Duse e, per lasciarle maggiore privacy, si trasferì temporaneamente nella mansarda.
Nonostante le condizioni fisiche ormai compromesse, la Fallaci mantenne il carattere deciso che l’aveva resa celebre. Feltri la descrive come una fumatrice instancabile, al punto da spegnere spesso le sigarette sul divano di casa, comportamento che provocava frequenti discussioni tra i due.
Durante quel soggiorno la scrittrice espresse il desiderio di incontrare Maria Luisa Trussardi, attratta dal profumo che aveva utilizzato durante gli anni della guerra. Dopo un pranzo insieme, chiese anche di essere accompagnata da un salumiere prima di rientrare a Firenze, città nella quale aveva scelto di trascorrere gli ultimi giorni della sua vita.
Feltri racconta di conservare ancora oggi un rimpianto legato a quell’amicizia. Poco prima di morire, la Fallaci cercò di contattarlo, ma lui si trovava in ospedale e non riuscì a richiamarla in tempo.
Nel libro trova spazio anche il percorso professionale del giornalista. Feltri attribuisce l’inizio della propria carriera a Nino Nutrizio, direttore che lo assunse a La Notte dopo un servizio di cronaca nera finito in prima pagina. Un’emozione che, a suo dire, non avrebbe più provato con la stessa intensità. Dopo la morte di Nutrizio, la vedova gli consegnò un ultimo ricordo del marito, la penna con cui aveva lavorato per anni.
Ripercorrendo le tappe della sua attività giornalistica, Feltri cita il caso Tortora, le Olimpiadi di Seul e i Mondiali di calcio in Messico tra le esperienze che ricorda con maggiore soddisfazione. Rievoca anche un incontro con Carlo De Benedetti e Eugenio Scalfari, durante il quale percepì un interesse nei suoi confronti per la direzione di Repubblica. Racconta però di aver subito chiarito che, in quel ruolo, avrebbe probabilmente perso lettori anziché guadagnarne.
Tra le dichiarazioni più nette contenute nel libro c’è quella su Gianfranco Fini. Feltri sostiene di aver contribuito in modo decisivo alla fine della sua carriera politica. Secondo il giornalista, Fini avrebbe avuto l’occasione di fornire chiarimenti su una vicenda che lo riguardava, ma non si presentò all’incontro fissato. Una scelta che spinse Feltri a pubblicare comunque la notizia, convinto di non avere più ragioni per attendere ulteriori spiegazioni.
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