Richard Scolyer, morto il medico che testò su se stesso una cura sperimentale contro il glioblastoma
Richard Scolyer, oncologo australiano che sperimentò su se stesso una terapia innovativa contro il glioblastoma, è morto a 59 anni. La sua esperienza ha aperto nuove prospettive nella ricerca sui tumori cerebrali.
Richard Scolyer, tra i più autorevoli oncologi e patologi australiani, è morto il 7 giugno 2026 all’età di 59 anni. Il suo nome era diventato noto ben oltre l’ambito scientifico per una scelta senza precedenti: sottoporsi personalmente a una terapia sperimentale contro il glioblastoma, una delle forme più aggressive di tumore cerebrale.
La diagnosi arrivò nel maggio 2023. Gli esami confermarono un glioblastoma di quarto grado, una malattia che generalmente lascia poche prospettive, con una sopravvivenza media stimata tra dodici e quattordici mesi. Di fronte a quella realtà, Scolyer decise di non limitarsi ai trattamenti tradizionali e trasformò la propria esperienza in un nuovo terreno di ricerca.
Per quasi trent’anni aveva studiato il cancro nei laboratori e nelle strutture cliniche. Il suo contributo fu determinante nello sviluppo delle moderne strategie di immunoterapia per il melanoma avanzato, un settore in cui raggiunse risultati riconosciuti a livello internazionale. Con la malattia, però, si ritrovò improvvisamente nella posizione dei pazienti che per anni aveva seguito e assistito.
Accanto a lui lavorò Georgina Long, collega e co-direttrice del Melanoma Institute Australia. I due avevano già rivoluzionato il trattamento del melanoma grazie a terapie che hanno aumentato sensibilmente le possibilità di sopravvivenza. Dopo la diagnosi di Scolyer, decisero di verificare se alcuni principi dell’immunoterapia potessero essere applicati anche al glioblastoma.
Nel 2023 Scolyer diventò il primo paziente al mondo a ricevere una particolare combinazione di farmaci immunoterapici prima dell’intervento chirurgico per la rimozione del tumore cerebrale. Successivamente il percorso terapeutico fu integrato con un vaccino personalizzato sviluppato sulle caratteristiche genetiche della sua neoplasia. Si trattava di una procedura completamente innovativa, priva di precedenti clinici consolidati.
Consapevole dei rischi, il medico scelse di documentare pubblicamente ogni fase del trattamento. Attraverso aggiornamenti costanti, raccontò successi, difficoltà e momenti di incertezza. La sua testimonianza divenne un punto di riferimento per molti malati oncologici e per le loro famiglie, offrendo uno sguardo diretto sulla realtà della malattia.
I primi risultati incoraggiarono i ricercatori. Le analisi del tessuto tumorale mostrarono una significativa attivazione delle cellule immunitarie all’interno della massa cerebrale, suggerendo che l’immunoterapia potesse esercitare un effetto biologico anche su un tumore considerato fino a quel momento particolarmente resistente a questo approccio. I dati furono pubblicati sulla rivista scientifica Nature Medicine e contribuirono all’avvio di nuove ricerche internazionali.
Dopo l’intervento, Scolyer mantenne una buona qualità di vita per quasi due anni. Nel marzo 2025 comunicò che il tumore era ricomparso, ma continuò a sostenere la ricerca e a condividere la propria esperienza. Alla sua morte erano trascorsi circa tre anni dalla diagnosi, un periodo significativamente superiore rispetto alle aspettative medie associate alla patologia.
Nato il 16 dicembre 1966 a Launceston, in Tasmania, Richard Scolyer costruì una carriera di altissimo profilo accademico e clinico. Professore presso l’Università di Sydney, figurava tra gli specialisti più citati al mondo nel campo della patologia del melanoma. Nel 2021 ricevette il titolo di Ufficiale dell’Ordine d’Australia e nel 2024, insieme a Georgina Long, fu nominato Australiano dell’Anno.
Sportivo appassionato, triatleta e maratoneta, continuò ad allenarsi anche durante il percorso terapeutico. Nei giorni precedenti alla sua morte lasciò una lettera aperta in cui salutava amici, colleghi e sostenitori, ribadendo la fiducia nella ricerca scientifica e la speranza che il lavoro svolto potesse offrire nuove opportunità ai pazienti colpiti da tumori cerebrali.
La sua esperienza ha già prodotto risultati concreti. Negli Stati Uniti è stato avviato uno studio clinico basato sulle strategie sperimentate nel suo caso, mentre numerosi gruppi di ricerca stanno approfondendo il ruolo dell’immunoterapia nel trattamento dei tumori cerebrali. Scolyer lascia la moglie Kate Nicoll e i figli Emily, Matthew e Lucy.
Open letter from Professor Richard Scolyer Australian PM pays tribute 9 News Australia

Notizie correlate
Morto Paolo Sottocorona, il meteorologo gentile che per anni ha raccontato il tempo su La7