Reggio Emilia, genitori condannati dopo violenze e tentato matrimonio forzato della figlia
La 22enne denuncia anni di violenze familiari e un aborto imposto sotto minaccia. Il tribunale condanna i genitori a due anni e 15 giorni per maltrattamenti e tentata induzione al matrimonio forzato.
Una giovane pachistana di 22 anni residente nella provincia di Reggio Emilia ha denunciato anni di maltrattamenti subiti all’interno della propria famiglia, portando alla condanna in primo grado dei genitori. Il padre, 54 anni, e la madre, 51, dovranno scontare una pena di due anni e 15 giorni per i reati di maltrattamenti e tentata induzione al matrimonio forzato.
Secondo quanto emerso durante il procedimento, la ragazza sarebbe stata vittima di continue aggressioni fisiche e psicologiche. Il padre l’avrebbe colpita ripetutamente con pugni, mentre la madre l’avrebbe segregata in una cantina, chiudendola a chiave e costringendola a trascorrervi la notte. Le violenze si sarebbero protratte nel tempo, accompagnate da un controllo costante della sua vita privata.
Nel dicembre 2022, dopo aver scoperto che la figlia era incinta, i genitori avrebbero reagito con ulteriori pressioni e minacce. La giovane ha riferito di essere stata colpita all’addome e costretta a interrompere la gravidanza. Le sarebbe stato detto che, in caso di rifiuto, l’aborto sarebbe stato praticato in Pakistan e che non avrebbe più potuto fare ritorno a casa. In quel periodo le venne anche sottratto il telefono cellulare, impedendole di mantenere contatti con l’esterno.
All’inizio del 2023 la situazione sarebbe peggiorata con la richiesta di accettare un matrimonio scelto dalla famiglia. I genitori le avrebbero presentato diversi possibili pretendenti, subordinando il suo rientro in casa all’accettazione delle nozze. Un primo tentativo non andò a buon fine per il rifiuto del candidato individuato.
Nell’aprile dello stesso anno la ragazza sarebbe stata informata della decisione di farla sposare con un cugino. Per questo motivo venne organizzato un incontro contro la sua volontà. A quel punto la 22enne trovò la forza di rivolgersi ai carabinieri di Boretto. Le indagini, coordinate dal Nucleo operativo e radiomobile di Guastalla e dalla Procura di Reggio Emilia guidata da Calogero Gaetano Paci, hanno raccolto gli elementi che hanno portato al processo.
Già durante le fasi preliminari era stato disposto il divieto di avvicinamento nei confronti dei genitori. Il giudice aveva definito i comportamenti contestati come espressione di una visione autoritaria e discriminatoria incompatibile con i diritti fondamentali della persona. Con la sentenza di primo grado è ora arrivata la condanna per entrambi gli imputati.
Notizie correlate
Reggio Emilia, uomo di 41 anni muore dopo l'intervento con taser della Polizia
Reggio Emilia, vessazioni e minacce alla figlia 14enne: indagati madre e nonno per maltrattamenti