Iran e Stati Uniti, nuovi raid Usa nel Golfo e minacce di Teheran contro le basi americane
Donald Trump ordina nuovi raid Usa contro obiettivi iraniani nel Golfo dopo movimenti sospetti nello Stretto di Hormuz. Teheran minaccia le basi americane nella regione mentre restano incerti i negoziati sul cessate il fuoco.
Nuova escalation tra Stati Uniti e Iran dopo l’attacco ordinato dalle forze americane contro postazioni missilistiche e imbarcazioni iraniane impegnate, secondo Washington, nel posizionamento di mine nel Golfo. Il Comando centrale Usa ha definito l’operazione un’azione di autodifesa destinata a proteggere i militari statunitensi presenti nell’area.
Dopo i raid è arrivata la reazione di Teheran. In un messaggio diffuso su Telegram e rilanciato dai media arabi, Mojtaba Khamenei ha avvertito che i Paesi del Golfo non potranno più fare da protezione alle basi militari americane presenti nella regione. La guida iraniana ha accusato Washington di voler continuare a espandere la propria presenza militare e ha promesso una risposta in caso di nuove operazioni.
Mojtaba Khamenei non compare pubblicamente da marzo, quando ha assunto la leadership dopo la morte del padre Ali Khamenei, rimasto ucciso durante le operazioni militari condotte da Usa e Israele contro l’Iran.
Anche il portavoce delle Forze armate iraniane, Abolfazl Shekarchi, ha minacciato conseguenze più pesanti in caso di ulteriori attacchi. Secondo quanto riportato dall’agenzia Fars, Teheran sarebbe pronta ad ampliare il raggio delle proprie operazioni oltre il Medio Oriente con azioni “più intense e violente” rispetto al passato.
Dal lato americano, il capitano Tim Hawkins del Comando centrale ha dichiarato che le truppe Usa continueranno a difendersi pur mantenendo “moderazione” durante il cessate il fuoco ancora formalmente in vigore tra i due Paesi.
Intanto restano fragili i negoziati per arrivare a un’intesa diplomatica. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqai, ha confermato che i colloqui hanno registrato alcuni passi avanti ma ha escluso un accordo imminente.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando durante la visita ufficiale in India, ha ribadito che lo Stretto di Hormuz deve restare aperto “in un modo o nell’altro”, facendo capire che Washington considera strategica la sicurezza della rotta marittima. Rubio ha spiegato che serviranno ancora diversi giorni per definire i punti dell’eventuale accordo con Teheran.
Nel frattempo Donald Trump è intervenuto sul dossier nucleare iraniano, uno dei temi centrali della trattativa. Secondo le stime americane, l’Iran dispone di circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, livello vicino a quello necessario per la costruzione di ordigni atomici.
Dal Parlamento iraniano è arrivato anche il messaggio del portavoce della Commissione sicurezza nazionale Ebrahim Rezaei, che su X ha invitato i negoziatori iraniani a trattare “da una posizione di forza”, escludendo qualsiasi concessione sulle linee considerate invalicabili da Teheran.
La crisi coinvolge anche altri Paesi della regione. Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha dichiarato che Islamabad non intende aderire agli Accordi di Abramo, ritenendo incompatibile la normalizzazione dei rapporti con Israele rispetto alla linea politica del Pakistan.
Nel frattempo proseguono gli scontri anche in Libano meridionale. Secondo l’Agenzia nazionale libanese, l’artiglieria israeliana ha colpito le aree di Arnoun, Yahmar al-Shaqif, Zawtar al-Sharqiyah e Mayfadoun, mentre raid aerei hanno interessato il distretto di Tiro e la valle della Bekaa. A Mashgara i soccorritori hanno recuperato dodici corpi dopo gli attacchi delle ultime ore. Diverse persone risultano ferite.
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