Legge elettorale, il centrodestra accelera sull'ok entro giugno e le opposizioni attaccano
La maggioranza accelera sulla legge elettorale e punta al primo via libera alla Camera entro giugno. Il centrodestra prepara un nuovo testo con premio di maggioranza e soglia di sbarramento, mentre Pd e M5S parlano di forzatura parlamentare.
Il centrodestra vuole chiudere rapidamente la partita sulla nuova legge elettorale e punta ad arrivare al primo via libera della Camera già entro la fine di giugno. L’obiettivo è stato indicato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, che ha annunciato la richiesta di calendarizzare la riforma a Montecitorio nelle prossime settimane.
Secondo il ministro, la maggioranza ha deciso di procedere dopo aver atteso senza risultati le proposte delle opposizioni. Il nuovo testo, atteso all’inizio della prossima settimana, dovrebbe contenere un sistema proporzionale con soglia di sbarramento contenuta e un premio di maggioranza fissato attorno al 42%, pensato per garantire stabilità di governo senza incidere sull’elezione del Presidente della Repubblica.
Ciriani ha spiegato che il progetto punta a rendere più stabile il Parlamento evitando situazioni di ingovernabilità. Sul tema delle preferenze, Fratelli d’Italia si dice favorevole all’introduzione, anche se all’interno della maggioranza non c’è ancora una posizione comune.
Più fredda Forza Italia. Il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Nazario Pagano, ha chiarito che le modifiche al testo iniziale serviranno a correggere alcuni punti considerati deboli, ma senza inserire necessariamente il voto di preferenza. Secondo Pagano, al momento non risultano richieste ufficiali in questa direzione.
Le opposizioni contestano sia il contenuto della riforma sia il metodo scelto dal governo. Federico Fornaro del Pd accusa il centrodestra di voler imporre la legge senza un vero confronto parlamentare, richiamando quanto accaduto durante il percorso della riforma della giustizia.
Anche il Movimento 5 Stelle respinge il progetto. Giuseppe Conte ha definito la proposta uno strumento pensato per mantenere gli attuali equilibri di potere e ha escluso aperture su singoli aspetti della riforma, come le preferenze, se il quadro complessivo resterà invariato.
Nel centrosinistra, però, non manca chi invita a trattare. Dario Franceschini ritiene rischioso tornare al voto con il Rosatellum, soprattutto per gli effetti che potrebbe avere sulla composizione del Senato.
Ciriani ha rilanciato sostenendo che l’attuale sistema potrebbe rendere difficile anche un’eventuale vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni politiche. Secondo il ministro, senza una legge capace di assicurare maggioranze solide il Parlamento rischierebbe di restare bloccato dopo il voto.
Le opposizioni sospettano intanto che il nuovo testo venga presentato già blindato, senza margini per modifiche in commissione. Filiberto Zaratti di Avs parla apertamente di una forzatura procedurale e sostiene che il centrodestra abbia già trovato un equilibrio interno che impedirà qualsiasi correzione da parte delle minoranze.
Dubbi anche sui tempi. Per Fornaro, chiudere l’iter alla Camera entro giugno appare irrealistico perché restano ancora da completare audizioni, discussione generale ed esame degli emendamenti.
Riccardo Magi di +Europa ha ribattezzato il progetto “Meloncellum”, accusando il governo di voler modificare ancora una volta le regole del voto sulla base delle convenienze politiche della maggioranza.
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