Maldive, le foto della grotta Kandu mostrano il recupero dei sub italiani morti a 60 metri

I soccorritori finlandesi hanno trovato i quattro sub italiani morti nella grotta Kandu alle Maldive dopo ore di ricerche nel buio. Le prime immagini diffuse mostrano le difficoltà affrontate durante il recupero a 60 metri di profondità.

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Per la prima volta sono state diffuse le immagini delle operazioni condotte nella grotta Kandu, alle Maldive, dove hanno perso la vita quattro sub italiani. Gli scatti, realizzati dall’esperto finlandese Sami Paakkarinen e pubblicati sui canali ufficiali di DAN Europe, documentano l’ingresso della cavità sottomarina e le fasi iniziali della delicata missione di recupero.

Nelle fotografie si vedono i soccorritori muoversi nella prima camera della grotta, l’unica ancora raggiunta da una minima luce naturale. Da lì in poi il sistema di cunicoli prosegue nel buio completo, in un ambiente considerato tra i più difficili anche dagli speleosub più esperti.

Paakkarinen ha raccontato che il ritrovamento dei corpi è arrivato dopo momenti di forte tensione. Durante la prima immersione, infatti, i soccorritori non erano riusciti a individuare le vittime e avevano iniziato a temere che non si trovassero più all’interno della cavità. I quattro corpi sono stati poi trovati vicini, in una stessa zona della grotta, permettendo così di organizzare il recupero verso la superficie.

La grotta Kandu scende fino a circa 60 metri di profondità e si sviluppa per quasi 200 metri. Nonostante non sia tra le più estese esplorate dal team finlandese, viene considerata estremamente complessa per la conformazione stretta e per la presenza di sedimenti corallini che possono azzerare la visibilità in pochi secondi.

Secondo quanto ricostruito dai soccorritori, i sub italiani potrebbero aver perso l’orientamento nel passaggio tra la seconda e la prima camera della grotta, quella collegata all’esterno. In quelle condizioni, con la visibilità ridotta quasi a zero, non sarebbero riusciti a trovare il percorso di uscita prima di terminare l’aria contenuta nelle bombole da 12 litri.

Il responsabile del team di recupero ha spiegato che durante tutta l’operazione la priorità assoluta è stata evitare altri incidenti. Ogni immersione è stata pianificata con estrema cautela proprio per le caratteristiche della cavità, dove basta sollevare il fondale per perdere completamente ogni punto di riferimento.

Dopo la tragedia, Paakkarinen ha chiesto alle autorità maldiviane di introdurre regole più rigide per distinguere chiaramente le immersioni ricreative da quelle tecniche. Tra le richieste avanzate ci sono una mappatura dettagliata della grotta, la diffusione di informazioni precise sui rischi e l’obbligo di utilizzare attrezzature adeguate insieme a un addestramento specifico per affrontare immersioni di questo tipo.

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