Heinz von Foerster e il 13 novembre 2026, perché lo studio non prevedeva la fine del mondo
Heinz von Foerster finì al centro di nuove teorie online dopo che uno studio del 1960 è tornato virale su TikTok e Reddit. La ricerca non annunciava alcuna apocalisse nel 2026, ma analizzava la crescita della popolazione mondiale.
Negli ultimi mesi sui social è tornato a circolare il nome di Heinz von Foerster, fisico austriaco che nel 1960 pubblicò su Science uno studio dal titolo provocatorio “Doomsday: Friday, 13 November, A.D. 2026”. Da qui è nata la convinzione che uno scienziato avesse previsto la fine del mondo per il 13 novembre 2026. In realtà il lavoro non parlava di catastrofi globali né di apocalissi imminenti.
Von Foerster lavorava all’Università dell’Illinois insieme ai ricercatori Patricia Mora e Lawrence Amiot. Il gruppo cercava di capire quale modello matematico descrivesse meglio l’andamento della popolazione umana nel corso della storia. Fino ad allora il riferimento principale era la crescita esponenziale, secondo cui la popolazione aumenta mantenendo un ritmo relativamente costante nel tempo.
I tre studiosi proposero invece un’idea diversa. Secondo la loro ipotesi, la crescita dell’umanità accelerava proprio grazie all’aumento della popolazione. Più persone significavano più cooperazione sociale, più scambi culturali e maggior sviluppo tecnologico. Tutti fattori che contribuivano a ridurre la mortalità e a sostenere la crescita demografica.
Per verificare la teoria raccolsero dati storici sulla popolazione mondiale dall’epoca di Cristo fino al 1958. L’analisi mostrò che il modello tradizionale non descriveva perfettamente i numeri disponibili. L’equazione proposta dagli autori, basata su una crescita iperbolica, risultava invece più vicina ai dati osservati.
La differenza tra i due modelli è decisiva. In una crescita esponenziale il tempo necessario per raddoppiare la popolazione resta stabile. Nel modello iperbolico, invece, questo intervallo si accorcia progressivamente. Dal punto di vista matematico, però, un’iperbole porta a un risultato impossibile nel mondo reale, cioè una crescita infinita in un tempo finito.
Gli autori chiamarono quel punto teorico “Doomsday”, termine tradotto spesso come “giorno del giudizio”. Calcolando la curva ottennero una data vicina alla fine del 2026, con un margine di errore di circa cinque anni e mezzo. La scelta del venerdì 13 novembre non era casuale. Il 13 novembre era il compleanno di von Foerster, mentre il venerdì 13 richiama tradizionalmente superstizioni e sfortuna nei Paesi anglosassoni.
Lo stesso studio chiariva che il modello non poteva proseguire all’infinito. Gli studiosi sapevano bene che la Terra dispone di risorse limitate e che nessuna crescita può continuare senza freni. Nel testo definirono ironicamente le condizioni ideali del modello come “Giardino dell’Eden”, proprio per indicare un’ipotesi teorica e non una previsione reale.
Già negli anni Sessanta erano inoltre visibili segnali che oggi risultano ancora più evidenti. Nei Paesi più sviluppati, con l’aumento del benessere economico, il numero medio di figli per famiglia tende a diminuire. Questo fenomeno rallenta naturalmente la crescita della popolazione.
Secondo l’interpretazione corretta dello studio, il 2026 rappresentava il punto in cui il modello matematico avrebbe smesso di funzionare come descrizione della crescita demografica umana. Non annunciava la fine del pianeta, ma la fine di una curva statistica valida per spiegare i duemila anni precedenti.
Sullo stesso argomento
La previsione di Heinz von Foerster sul 2026, il modello matematico che ipotizzava il collasso globale Il fisico Heinz von Foerster indicò il 13 novembre 2026 come data limite per il collasso globale causato dalla crescita della popolazione.
PAOLO BELLI: il nuovo singolo SIAMO LA FINE DEL MONDO da oggi in radio e in digitale