Garlasco, le lettere della madre di Andrea Sempio contro Alberto Stasi in carcere
Daniela Ferrari scrisse ad Alberto Stasi dal carcere tra il 2018 e il 2019 dopo le indagini sul figlio Andrea Sempio. Nelle lettere, mostrate in tv, parla di debiti legali e accusa duramente il condannato per l’omicidio di Chiara Poggi.
Due lettere scritte a mano da Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, sono riemerse durante la trasmissione televisiva “Ore 14 Sera” condotta da Milo Infante su Rai 2. I testi, indirizzati ad Alberto Stasi mentre stava scontando la condanna definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, risalgono tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019.
Nel primo scritto, datato 16 dicembre 2018, la donna racconta le conseguenze economiche e personali affrontate dalla sua famiglia durante gli anni delle indagini che hanno coinvolto il figlio Andrea Sempio. Daniela Ferrari ricorda il periodo trascorso come agente di polizia penitenziaria nel carcere di Voghera e cita una frase letta più volte nelle celle, collegandola alla propria sfiducia verso la giustizia.
La madre di Sempio sostiene che la famiglia abbia contratto debiti pesanti per sostenere le spese legali. Nel testo ribadisce più volte la convinzione dell’innocenza del figlio e accusa chi, a suo dire, avrebbe causato sofferenze economiche e psicologiche ai suoi familiari.
La seconda lettera venne spedita il 31 gennaio 2019, dopo che Alberto Stasi non rispose al primo messaggio ricevuto nel carcere di Bollate. Quel silenzio, secondo Daniela Ferrari, rappresentava una conferma della correttezza della condanna pronunciata dalla magistratura italiana.
I passaggi più duri arrivano nella parte finale del secondo scritto. La donna afferma di non voler insultare Stasi, aggiungendo però che gli sarebbe bastato “guardarsi allo specchio la mattina”. Nella lettera compare anche un riferimento diretto alla madre di Alberto Stasi, Elisabetta Ligabò, criticata per aver sempre difeso pubblicamente il figlio.
Daniela Ferrari ironizza persino sulla possibilità di offrire il denaro necessario per una visita oculistica, facendo riferimento ai costi sostenuti dalla propria famiglia per affrontare le indagini difensive. La lettera si chiude con un ultimo avvertimento rivolto a Stasi, spiegando che entrambe le copie erano già state visionate da un avvocato prima della spedizione.
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