Polmoni e fumo, cosa cambia davvero quando si smette e perché l'età fa la differenza
Smettere di fumare aiuta i polmoni a recuperare parte delle funzioni perse, ma secondo la ricercatrice Charlotte Dean l’età incide sulla capacità di riparazione dei tessuti. Attività fisica e stop precoce riducono i danni più gravi. ```html
I polmoni possiedono una capacità di recupero maggiore rispetto a quanto si pensasse in passato. A spiegarlo è Charlotte Dean, responsabile del gruppo di ricerca dedicato allo sviluppo e alle malattie polmonari dell’Imperial College di Londra, secondo cui interrompere il fumo permette ai tessuti di avviare un processo di riparazione naturale.
Per anni la comunità scientifica ha ritenuto che i danni causati dal tabacco fossero irreversibili. Oggi gli studi mostrano invece che l’organismo è in grado di reagire, almeno in parte, alle sostanze tossiche inalate nel tempo. I polmoni, del resto, si sono adattati nel corso dell’evoluzione per difendersi da infezioni, smog e particelle nocive presenti nell’aria.
Questo non significa però che fumare sia meno pericoloso. Dean avverte che sigarette tradizionali e svapo sottopongono l’apparato respiratorio a quantità di sostanze tossiche superiori a quelle che il corpo riesce normalmente a eliminare. Inoltre non tutte le persone rispondono allo stesso modo ai danni provocati dal fumo: alcuni soggetti sviluppano alterazioni permanenti ai tessuti molto più facilmente.
Dopo aver smesso di fumare, l’organismo avvia gradualmente un processo di recupero. Nel giro di alcune settimane le ciglia bronchiali, piccole strutture che rivestono le vie respiratorie, riprendono a funzionare meglio e tornano a eliminare con maggiore efficacia muco, impurità e agenti patogeni. Questo si traduce in una respirazione più regolare e in una minore predisposizione alle infezioni.
Con il passare dei mesi diminuisce anche l’infiammazione cronica causata dal tabacco e la funzionalità respiratoria tende a migliorare. I benefici risultano più evidenti nelle persone che abbandonano il fumo in giovane età, quando il tessuto polmonare conserva ancora una buona capacità di rigenerazione.
L’età resta infatti uno degli elementi più rilevanti. Secondo Dean, anni di esposizione al fumo possono provocare mutazioni cellulari, alterazioni genetiche e danni permanenti che continuano a influire sulla salute anche dopo aver smesso. Con l’invecchiamento il tessuto polmonare perde parte della propria efficienza nel ripararsi, proprio come avviene per altri organi e strutture del corpo.
Anche lo stile di vita può contribuire alla salute respiratoria. L’attività fisica regolare aiuta a migliorare la capacità di scambio dell’ossigeno e mantiene più efficiente il sistema respiratorio. Muoversi con costanza, spiega la ricercatrice, favorisce una migliore distribuzione dell’ossigeno nell’organismo e sostiene il lavoro dei polmoni.
Sullo stesso argomento
Ora legale 2026, quando scatta e perché cambia la percezione della data Nel 2026 l’ora legale scatterà nella notte tra il 28 e il 29 marzo per sfruttare meglio la luce naturale.
Comprare o vendere casa: perché informarsi prima fa la differenza