Cuba al buio per 22 ore al giorno, Díaz-Canel chiede agli Usa di revocare il blocco energetico
Cuba affronta blackout fino a 22 ore al giorno mentre Miguel Díaz-Canel chiede agli Stati Uniti di togliere il blocco energetico. La crisi ha fermato centrali elettriche e provocato proteste all’Avana.
Cuba vive una delle fasi più difficili degli ultimi anni, con intere aree del Paese rimaste senza corrente elettrica per quasi tutta la giornata. La rete energetica nazionale è in forte sofferenza e la mancanza di carburante ha aggravato una crisi economica già pesante.
Nel pieno dell’emergenza è arrivato all’Avana il direttore della Cia John Ratcliffe, che ha incontrato funzionari del governo cubano e rappresentanti dell’intelligence locale. Tra i presenti anche Ramon Romero Curbelo, responsabile dei servizi del ministero dell’Interno cubano.
Secondo le autorità dell’isola, il confronto con la delegazione americana è servito a mantenere aperti i contatti politici e a rafforzare la cooperazione tra apparati di sicurezza. Il governo cubano ha inoltre ribadito di non rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti e ha negato la presenza di basi militari o strutture di intelligence straniere sul territorio nazionale.
La visita avviene in una fase di forte tensione tra Washington e L’Avana. L’amministrazione guidata da Donald Trump ha inasprito le sanzioni contro Cuba e a gennaio ha definito il Paese una “minaccia straordinaria” per la sicurezza statunitense. Per il governo cubano, le restrizioni americane hanno avuto un impatto diretto sulla disponibilità di petrolio e combustibili.
Le conseguenze sono visibili in tutto il Paese. La centrale termoelettrica Antonio Guiteras, una delle principali di Cuba, è fuori servizio per un guasto tecnico, mentre le scorte di diesel risultano quasi esaurite. Nelle ultime ore sette province sono rimaste isolate dalla rete nazionale.
Anche nella capitale si sono registrate proteste spontanee. Diversi residenti hanno battuto pentole e oggetti metallici dalle finestre e per strada per denunciare i continui blackout e le difficoltà quotidiane causate dall’assenza di elettricità.
Gli Stati Uniti hanno dichiarato di essere pronti a mettere a disposizione un aiuto umanitario da 100 milioni di dollari tra cibo e medicinali. Washington ha però precisato che gli aiuti dovrebbero essere distribuiti tramite la Chiesa cattolica e accompagnati da riforme politiche interne.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che gli aiuti potrebbero arrivare subito alla popolazione cubana. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha risposto sostenendo che non esistono ostacoli all’ingresso di assistenza umanitaria conforme alle norme internazionali, ma ha insistito sul fatto che la soluzione più rapida alla crisi resti la fine del blocco economico imposto dagli Stati Uniti.
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