Emirati Arabi Uniti e Iran, i raid segreti nel Golfo aumentano il rischio di guerra regionale
Gli Emirati Arabi Uniti avrebbero colpito l’Iran con raid non dichiarati dopo gli attacchi contro infrastrutture del Golfo. La tensione divide le monarchie arabe tra chi valuta una risposta militare e chi teme un conflitto regionale.
Gli Emirati Arabi Uniti sarebbero intervenuti direttamente contro obiettivi iraniani durante il conflitto che coinvolge Stati Uniti e Israele. Secondo indiscrezioni riportate da media internazionali, Abu Dhabi avrebbe autorizzato operazioni militari riservate contro infrastrutture strategiche iraniane, segnando un cambio di posizione rispetto alle dichiarazioni iniziali delle monarchie del Golfo.
Tra gli episodi citati compare il bombardamento di una raffineria sull’isola iraniana di Lavan, nel Golfo Persico. Gli attacchi non sono stati rivendicati ufficialmente, ma fonti vicine ai governi della regione parlano di missioni effettuate con velivoli occidentali in dotazione alle forze armate emiratine.
La crisi ha accentuato le fratture interne tra gli Stati arabi del Golfo. L’Arabia Saudita continua a sostenere una linea prudente per evitare un’escalation con Teheran, mentre Abu Dhabi avrebbe rafforzato la cooperazione militare con Washington dopo i bombardamenti iraniani contro aeroporti, infrastrutture energetiche e aree urbane del Golfo.
Secondo funzionari della regione, l’Iran avrebbe concentrato gran parte delle proprie operazioni contro gli Emirati, utilizzando migliaia di missili e droni. Gli attacchi hanno avuto conseguenze immediate sull’economia emiratina, con rallentamenti nel traffico aereo, contraccolpi sul turismo e difficoltà nel settore immobiliare.
Per Abu Dhabi la guerra avrebbe modificato radicalmente la percezione della minaccia iraniana. Le autorità emiratine considerano ora Teheran un avversario diretto capace di mettere in discussione il modello economico costruito sulla stabilità interna, sugli investimenti stranieri e sulla sicurezza.
Diversa la posizione saudita. Turki al-Faisal, ex ambasciatore di Riad negli Stati Uniti, ha avvertito che un coinvolgimento militare totale dell’Arabia Saudita rischierebbe di devastare la regione. Tra gli scenari temuti figurano attacchi agli impianti petroliferi orientali, danni alle strutture di desalinizzazione e pesanti ripercussioni sul pellegrinaggio alla Mecca e sui progetti economici legati al piano Vision 2030.
Le divergenze tra Emirati e Iran affondano anche nelle scelte politiche degli ultimi anni. Abu Dhabi ha aderito agli Accordi di Abramo per la normalizzazione dei rapporti con Israele, una decisione che ha aggravato la distanza con Teheran e alimentato tensioni già presenti nell’area.
Nel frattempo gli Emirati hanno sostenuto alle Nazioni Unite proposte favorevoli all’uso della forza per garantire la sicurezza nello stretto di Hormuz. Abu Dhabi ha inoltre adottato misure economiche contro interessi iraniani, limitando visti e permessi di transito e chiudendo scuole e associazioni legate a Teheran presenti a Dubai.
Anche il Kuwait ha annunciato l’arresto di quattro presunti membri dei Pasdaran accusati di preparare attacchi sull’isola di Bubiyan. L’episodio conferma il clima di allerta crescente nelle monarchie del Golfo, sempre più esposte al rischio di essere trascinate in uno scontro diretto con l’Iran.
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