Iran e nucleare, Teheran minaccia l'uranio al 90% mentre Trump tratta con Xi Jinping

Iran valuta l’uranio al 90% mentre proseguono contatti riservati con gli Stati Uniti dopo i raid sui siti nucleari. Teheran punta sulla mediazione cinese per evitare nuove tensioni e alleggerire le sanzioni.

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L’Iran torna a spingere sul programma atomico e apre alla possibilità di arricchire l’uranio fino al 90 per cento, la soglia considerata compatibile con un utilizzo militare. La proposta è stata discussa dal Parlamento di Teheran ed è stata interpretata come un avvertimento diretto agli Stati Uniti e agli alleati occidentali.

Nei siti nucleari iraniani le centrifughe continuano a lavorare sull’arricchimento dell’uranio, separando gli isotopi attraverso rotazioni ad altissima velocità. Teheran ha già raggiunto il 60 per cento, un livello che secondo osservatori internazionali non trova applicazioni civili concrete. Il salto tecnico verso il 90 per cento sarebbe rapido e potrebbe consentire di ottenere materiale fissile utilizzabile per una bomba in tempi molto brevi.

Secondo valutazioni attribuite all’intelligence americana, però, il possesso dell’uranio altamente arricchito non basterebbe da solo. L’Iran dovrebbe ancora completare la fase di miniaturizzazione e costruzione di una testata nucleare trasportabile da un missile. Questo processo richiederebbe ancora mesi di sviluppo tecnico.

Nel pieno della tensione è intervenuto Donald Trump con dichiarazioni che hanno riacceso il dibattito internazionale. Il presidente americano ha sostenuto che l’Iran sarebbe pronto a fermare del tutto l’arricchimento dell’uranio e avrebbe chiesto assistenza per recuperare materiale radioattivo rimasto sotto gli impianti colpiti dai bombardamenti statunitensi dello scorso giugno.

Trump ha parlato di una sorta di “polvere nucleare” intrappolata sotto le strutture danneggiate dai raid. Secondo la sua versione, Teheran non disporrebbe delle tecnologie necessarie per mettere in sicurezza le aree contaminate e avrebbe bisogno dell’intervento di Paesi con competenze avanzate nel settore, come Stati Uniti e Cina.

La diplomazia ora guarda soprattutto a Pechino. La Cina è rimasta uno dei pochi partner strategici dell’Iran e viene considerata decisiva per un eventuale accordo sul disarmo nucleare. Il possibile confronto tra Trump e Xi Jinping viene indicato come il passaggio più delicato della trattativa.

Teheran avrebbe mostrato interesse verso una proposta cinese che prevederebbe l’allentamento delle sanzioni economiche in cambio della rinuncia definitiva all’arma atomica. Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche il trasferimento all’estero dell’uranio arricchito o la sua diluizione sotto controllo internazionale.

Se il negoziato dovesse fallire, la minaccia dell’arricchimento al 90 per cento resterebbe l’arma politica più forte nelle mani della Repubblica islamica, mentre il Paese continua a fare i conti con i danni agli impianti nucleari e con una crisi economica sempre più pesante.

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