Scoperto un nuovo materiale dopo la bomba atomica, lo studio italiano parte dal test Trinity
Un team guidato da Luca Bindi ha scoperto a Firenze un materiale mai osservato prima nei resti della prima esplosione atomica. Il composto si è formato durante il test Trinity del 1945 nel deserto del New Mexico.
Un gruppo internazionale coordinato da Luca Bindi, docente di Mineralogia dell’Università di Firenze, ha identificato una struttura cristallina mai vista prima all’interno della trinitite, il vetro creatosi dopo la prima esplosione nucleare della storia. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica PNAS e analizza i residui del Trinity test, effettuato nel luglio del 1945 nel deserto del New Mexico.
Gli studiosi hanno trovato il nuovo composto in minuscole particelle metalliche rimaste intrappolate nel materiale fuso dall’esplosione. Si tratta di un clatrato formato da calcio, rame e silicio, una struttura che non era mai stata osservata né in natura né prodotta artificialmente in laboratorio.
I clatrati sono materiali molto studiati per le loro proprietà particolari. La loro struttura a gabbia permette di intrappolare atomi e molecole, caratteristica che può essere sfruttata in diversi settori tecnologici. Gli scienziati stanno valutando questi materiali per applicazioni legate alla conversione del calore in elettricità, ai semiconduttori di nuova generazione e ai sistemi di accumulo di gas e idrogeno.
Secondo i ricercatori, la formazione spontanea del nuovo clatrato durante un’esplosione nucleare dimostra che condizioni estreme di temperatura e pressione possono generare materiali impossibili da ottenere con i normali processi industriali. Lo stesso evento aveva già portato alla nascita di un raro quasicristallo ricco di silicio, individuato negli anni scorsi dallo stesso gruppo di ricerca.
Bindi ha spiegato che studiare il rapporto tra queste strutture permette di capire meglio il comportamento degli atomi in ambienti estremi e potrebbe aiutare lo sviluppo di nuovi materiali avanzati. Gli studiosi hanno inoltre ricordato che fenomeni come esplosioni nucleari, fulmini e impatti meteoritici funzionano come laboratori naturali capaci di produrre forme di materia difficili da riprodurre artificialmente.
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