Roma, donna aggredita nel bar dopo un malore: il titolare condannato a sei anni
Una donna di 49 anni è stata violentata in un bar di viale Eritrea a Roma dopo aver chiesto aiuto per un malore. Il titolare del locale, un 28enne, è stato condannato a sei anni per violenza sessuale, sequestro e lesioni.
La vicenda risale a maggio 2025 e si è consumata in un locale di viale Eritrea, nel quartiere Africano di Roma. La vittima, una donna di 49 anni, stava camminando in strada quando ha accusato un improvviso abbassamento di pressione. In difficoltà, è entrata nel bar “Il Caffè, il Gelato, il Ristoro” chiedendo semplicemente un bicchiere d’acqua.
Il titolare del locale, un uomo di 28 anni, le ha proposto di accompagnarla ai servizi igienici situati nel seminterrato. Una volta arrivati al piano inferiore, però, la situazione è precipitata. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il barista avrebbe bloccato la donna, colpendola e costringendola a subire una violenza sessuale.
L’aggressione sarebbe durata diversi minuti. La quarantanovenne ha cercato più volte di divincolarsi e durante la colluttazione ha riportato anche una ferita a un sopracciglio. Le urla non sono state sentite all’esterno del locale e nessuno è intervenuto mentre la donna era trattenuta contro la sua volontà nel seminterrato.
Solo dopo ripetuti tentativi la vittima è riuscita a spingere l’uomo e a raggiungere l’uscita del bar. Una volta in strada ha iniziato a chiedere aiuto attirando l’attenzione dei passanti. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia Parioli insieme al Nucleo investigativo, che hanno fermato il ventottenne e avviato gli accertamenti.
Dopo l’episodio, le autorità hanno disposto la revoca della licenza del locale, che è stato chiuso definitivamente pochi giorni più tardi.
Il processo si è svolto con rito abbreviato. Il tribunale ha riconosciuto le responsabilità dell’imputato condannandolo a sei anni di reclusione per violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni. Accolte anche le richieste delle parti civili, tra cui le associazioni “Insieme a Marianna” e “Associazione italiana vittime vulnerabili di reato”.
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