Matteo Messina Denaro a Verona, il piano sull'eolico e gli affari milionari con la 'ndrangheta
Matteo Messina Denaro avrebbe trattato affari sull’eolico a Verona con l’appoggio della ’ndrangheta locale. Un pentito racconta incontri riservati e un piano per entrare nel mercato delle rinnovabili attraverso società e investimenti milionari.
Matteo Messina Denaro non avrebbe limitato i suoi interessi alla Sicilia durante gli anni della latitanza. Secondo nuove dichiarazioni raccolte nell’inchiesta televisiva di Report firmata da Walter Molino, il boss di Castelvetrano avrebbe preso parte a un progetto legato all’energia eolica nel Veronese, con il sostegno di ambienti collegati alla ’ndrangheta.
A raccontare il retroscena è Domenico Mercurio, collaboratore di giustizia e nipote di uno storico esponente della criminalità calabrese attiva nel Nord Italia. Il pentito sostiene che nel 2006 Messina Denaro sarebbe arrivato a Verona per discutere direttamente di investimenti e autorizzazioni nel settore delle energie rinnovabili.
L’incontro decisivo, sempre secondo la testimonianza, si sarebbe svolto in un ristorante del centro città. In quella occasione il capomafia avrebbe illustrato la strategia da seguire per ottenere terreni e via libera amministrativi, indicando la necessità di trovare appoggi politici favorevoli. Tra i nomi citati compare quello di Flavio Tosi, all’epoca figura centrale della politica veronese.
Al centro dell’operazione ci sarebbe stato il business dei parchi eolici realizzati “chiavi in mano” tramite società riconducibili a Vito Nicastri, imprenditore siciliano ritenuto vicino agli interessi economici del boss mafioso. La rete imprenditoriale avrebbe puntato sulla società Energia e Infrastrutture di Roverè Veronese, acquisita e poi ceduta nel 2013 alla multiutility AGSM.
La ricostruzione descrive un sistema capace di far entrare capitali mafiosi nell’economia legale del Nordest sfruttando il mercato delle rinnovabili. Gli investimenti nel settore eolico avrebbero consentito a Cosa Nostra di consolidare rapporti con imprenditori e ambienti economici locali, utilizzando società e operazioni finanziarie per muovere milioni di euro lontano dalla Sicilia.
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