Pillole anti obesità e cervello, uno studio Usa scopre come agiscono sulla fame per piacere
Nuove pillole anti obesità come orforglipron cambiano l’attività del cervello e riducono la fame legata al piacere. Uno studio americano sui topi ha individuato un circuito profondo coinvolto nel desiderio di cibo.
I farmaci anti obesità della famiglia Glp-1 continuano a espandersi con nuove formulazioni orali e molecole pensate per sostituire o affiancare le terapie iniettabili già diffuse. Negli Stati Uniti, a inizio aprile, la Fda ha autorizzato il nuovo farmaco orale orforglipron, una compressa che può essere assunta senza vincoli legati ai pasti o all’acqua.
Intanto un gruppo di ricercatori americani ha cercato di capire come queste nuove pillole influenzino il cervello. Lo studio, finanziato dai National Institutes of Health e condotto dall’University of Virginia, ha individuato un meccanismo legato alla cosiddetta fame edonica, cioè il desiderio di mangiare per gratificazione e non per reale necessità energetica.
Secondo gli autori della ricerca, i Glp-1 di nuova generazione sarebbero in grado di agire su un circuito cerebrale profondo collegato alla ricompensa. Nei topi utilizzati per gli esperimenti, i farmaci hanno modificato l’attività dell’amigdala centrale, un’area associata al desiderio e ai comportamenti compulsivi.
Per svolgere l’analisi, gli studiosi hanno alterato geneticamente i recettori Glp-1 dei roditori in modo da renderli più simili a quelli umani. Successivamente hanno somministrato orforglipron e un’altra molecola orale chiamata danuglipron, osservando quali zone del cervello venivano attivate.
I ricercatori hanno confermato l’azione dei farmaci nelle aree già note che regolano l’appetito, ma hanno rilevato anche un’attività inattesa nell’amigdala centrale. Quando questa regione viene stimolata, diminuisce il rilascio di dopamina nei centri cerebrali legati alla ricompensa durante l’assunzione di cibo consumato per piacere.
Lorenzo Leggio, direttore clinico del National Institute on Drug Abuse e tra gli autori coinvolti nello studio, ha spiegato che l’aumento dell’uso di questi medicinali rende necessario comprendere nel dettaglio i loro effetti neurologici. Le precedenti ricerche si erano concentrate soprattutto sui farmaci iniettabili come semaglutide, mostrando la loro capacità di controllare la fame attraverso circuiti dell’ipotalamo e del rombencefalo.
Le nuove molecole orali, invece, sembrano intervenire anche sui meccanismi che spingono a cercare gratificazione attraverso il cibo. Ali Guler, professore di biologia all’University of Virginia e coautore dello studio, ha spiegato che questi farmaci non agiscono soltanto sulla richiesta energetica dell’organismo, ma anche sul comportamento alimentare legato al piacere.
Gli scienziati ritengono che questa scoperta possa aprire la strada a future ricerche su altre forme di dipendenza. L’obiettivo dei prossimi studi sarà capire se i Glp-1 orali possano attenuare anche il desiderio associato all’uso di sostanze.
La ricerca, precisano gli autori, non rappresenta però uno studio clinico finalizzato all’autorizzazione del prodotto e non è stata valutata dalla Fda per le indicazioni citate nel lavoro scientifico.
Notizie correlate
Farmaco anti obesità, via libera rapido negli Usa per la pillola orforglipron di Eli Lilly Orforglipron ottiene l’ok rapido della Fda grazie a un programma speciale che accelera le cure prioritarie.
Obesità e infezioni, uno studio stima un decesso su 10 collegato all'eccesso di peso Una ricerca su oltre mezzo milione di persone lega l’obesità a un rischio molto più alto di infezioni gravi.