Pronto soccorso di Pordenone, 11 ore di attesa per una distorsione alla caviglia
Elnur cade dalle scale e si fa male alla caviglia ma finisce al pronto soccorso per sicurezza e resta in attesa per oltre undici ore. L’episodio riapre il tema dei tempi e dell’organizzazione sanitaria locale.
È una mattina di lunedì quando Elnur, operaio quarantenne residente a Sacile, scivola mentre esce di casa per andare al lavoro. La caduta è brusca e la caviglia si gonfia subito. Non conoscendo bene il sistema sanitario italiano, chiama il datore di lavoro per chiedere come muoversi.
L’imprenditore, Eros, decide di non correre rischi e manda una collaboratrice a casa dell’uomo per accompagnarlo al pronto soccorso di Pordenone. Il timore è che l’infortunio possa essere più serio di quanto sembri, magari con conseguenze non evidenti nell’immediato.
L’arrivo in ospedale avviene intorno alle 9.30. Dopo la registrazione e il triage, però, l’attesa si prolunga ben oltre le previsioni. A mezzogiorno Elnur non è ancora stato visitato. Le ore passano e la situazione resta invariata, con i pazienti meno gravi costretti a lasciare spazio alle emergenze più urgenti.
Solo in serata arriva l’epilogo. Dopo le 20.30 l’uomo viene finalmente dimesso con una diagnosi di trauma distorsivo alla caviglia. Niente fratture, ma alcuni giorni di riposo, ghiaccio e gamba sollevata per ridurre il gonfiore.
L’episodio, durato complessivamente circa undici ore, riaccende le critiche sull’organizzazione del pronto soccorso. Eros non punta il dito contro medici e infermieri, riconoscendo la carenza di personale e la pressione continua su chi lavora nei reparti, ma mette in discussione il sistema nel suo complesso.
Secondo lui, un caso di questo tipo non dovrebbe richiedere un’intera giornata in ospedale. O si viene indirizzati rapidamente a uno specialista nei casi seri, oppure si viene dimessi in tempi brevi quando la situazione è meno grave.
Il racconto si inserisce nel dibattito locale sulla riorganizzazione sanitaria. Negli incontri pubblici, i vertici regionali hanno più volte difeso il modello adottato e la scelta di concentrare i servizi su strutture principali come quella di Pordenone, mentre Sacile è rimasta con un punto di primo intervento.
Resta anche il nodo dell’utilizzo del numero 116117, attivato per le urgenze non gravi. Uno strumento ancora poco conosciuto, che in teoria avrebbe potuto evitare l’accesso diretto al pronto soccorso, ma che nei fatti non è ancora entrato nelle abitudini dei cittadini.
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