Claire Brosseau chiede l'eutanasia, il caso dell'attrice canadese riapre il dibattito
Claire Brosseau chiede il suicidio assistito per sofferenza mentale, nonostante l’assenza di malattie fisiche. L’attrice canadese racconta anni di dolore psicologico e tentativi falliti di togliersi la vita.
Claire Brosseau, attrice canadese di 49 anni residente a Montreal, si è rivolta alla giustizia per ottenere l’accesso al suicidio assistito. La sua richiesta non è legata a malattie fisiche terminali, ma a una condizione psicologica che descrive come insostenibile e senza via d’uscita.
Davanti all’Ontario Superior Court of Justice, Brosseau ha raccontato di convivere da anni con disturbo bipolare e stress post traumatico. Ha spiegato di vivere isolata, spesso incapace di uscire di casa, e di affrontare ogni giornata con la sensazione di non riuscire ad arrivare alla sera. La sofferenza, ha detto, è costante e non le lascia tregua.
Nel tempo ha tentato più volte di togliersi la vita. Tra gli episodi riferiti ci sono overdose di farmaci, tagli ai polsi e perfino l’ingestione volontaria di arachidi, pur essendo allergica. Tentativi che non hanno posto fine a quello che definisce un dolore continuo.
A rendere il caso ancora più discusso è il contrasto tra la sua condizione interiore e la sua vita esterna. Brosseau ha parlato di una famiglia presente, amici affettuosi e stabilità economica, arrivando a descrivere la propria situazione come un «eccesso di ricchezze». Nonostante questo, sostiene che nulla riesca ad attenuare il disagio. Tra gli affetti più importanti cita anche il suo cane, una maltipoo di nome Olive.
L’avvocato Michael Fenrick ha definito la richiesta della sua assistita fuori dall’ordinario, spiegando che la difesa punta a ottenere entro l’estate una data per un processo costituzionale che chiarisca i limiti della legge canadese sull’eutanasia nei casi psichiatrici.
La scelta dell’attrice ha diviso la sua famiglia. La sorella ha raccontato di aver reagito con rabbia, interpretando quella decisione come una resa. Più combattuta la madre, Mary Louise Kinahan, che ha ammesso la difficoltà di accettare sia la perdita di una figlia sia la sua sofferenza prolungata.
Anche tra i medici non c’è una posizione unica. Lo psichiatra Mark Fefergrad ritiene che esistano ancora margini di miglioramento e che il suicidio assistito non sia la soluzione migliore. Un’altra specialista, Gail Robinson, pur sperando in un ripensamento, ha dichiarato che continuerà a sostenere la paziente qualunque scelta compia.
Brosseau, single e senza figli, ha spiegato di voler morire in ospedale per poter donare gli organi. Negli ultimi momenti, però, preferirebbe restare sola per non gravare ulteriormente sui familiari, già provati da una situazione che dura da anni.
Claire Brosseau The Comedian Fighting for Her Right to Die

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