Iran propone accordo agli Usa, Trump lo boccia ma avvia il piano per liberare le navi a Hormuz

Donald Trump respinge il piano iraniano perché lo considera insufficiente, ma mantiene aperti i contatti mentre cresce la tensione nello Stretto di Hormuz dove molte navi restano bloccate senza rifornimenti.

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Iran propone accordo agli Usa, Trump lo boccia ma avvia il piano per liberare le navi a Hormuz

L’Iran ha presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per fermare il conflitto, ma Donald Trump l’ha definita inaccettabile pur lasciando aperta la strada al confronto. Il presidente americano conferma che i colloqui proseguono e punta a un obiettivo immediato: sbloccare le imbarcazioni ferme da settimane nello Stretto di Hormuz.

Secondo quanto annunciato dallo stesso Trump, Washington avvierà un’operazione denominata “Progetto Libertà” per consentire alle navi commerciali di uscire dall’area. Molti Paesi, anche estranei alla crisi, hanno chiesto l’intervento degli Stati Uniti per tutelare i propri equipaggi rimasti intrappolati tra il blocco iraniano e quello imposto dalla marina americana.

La situazione a bordo delle navi si fa critica. In diversi casi le scorte di cibo e beni essenziali stanno terminando, con rischi concreti per la sicurezza degli equipaggi. Trump ha descritto l’intervento come un’azione umanitaria, avvertendo però che eventuali ostacoli verranno affrontati con decisione.

Al centro dei negoziati c’è un documento in 14 punti elaborato da Teheran e trasmesso a Washington tramite la mediazione del Pakistan. Tra le richieste principali figurano garanzie di non aggressione da parte degli Stati Uniti e la revoca del blocco navale nello stretto. In cambio, l’Iran si dice disposto a consentire gradualmente il passaggio delle navi commerciali.

Il piano include anche la creazione di un nuovo sistema di gestione del traffico marittimo nell’area e prevede lo stop alle ostilità tra Israele ed Hezbollah, oltre allo sblocco di fondi iraniani congelati. L’obiettivo dichiarato è arrivare a una cessazione delle ostilità entro trenta giorni.

Tra gli elementi nuovi, secondo alcune fonti, ci sarebbe un parziale cambio di linea da parte iraniana. Teheran avrebbe ridotto alcune condizioni iniziali e aperto alla possibilità di discutere il proprio programma nucleare. Non viene più chiesto il ritiro delle truppe americane dalla regione, ma solo lo stop a un ulteriore rafforzamento militare.

L’Iran avrebbe inoltre ipotizzato il congelamento dell’arricchimento dell’uranio per quindici anni, con un limite successivo fissato al 3,6%, livello lontano da quello necessario per uso militare. Parallelamente, verrebbe avviata una riduzione graduale delle scorte esistenti, che oggi includono circa 440 chili di materiale arricchito al 60%.

Nonostante queste aperture, le dichiarazioni ufficiali restano contrastanti. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha negato che il tema nucleare sia stato inserito nella proposta, mentre da Washington è arrivata una risposta formale al documento.

Sul piano pubblico, i toni restano duri. Mohsen Rezaei, consigliere della Guida Suprema, ha attaccato gli Stati Uniti definendoli “pirati” e minacciando una risposta militare, con riferimenti diretti alla capacità iraniana di colpire le portaerei americane.

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