Delitto di Garlasco, la Procura accusa Andrea Sempio: nuovi indizi tra DNA e impronte

Andrea Sempio è accusato dell’omicidio di Chiara Poggi per un presunto rifiuto sentimentale, mentre la Procura di Pavia rilegge il delitto di Garlasco dopo anni con nuovi elementi tra DNA, impronte e analisi informatiche.

Garlasco
Delitto di Garlasco, la Procura accusa Andrea Sempio: nuovi indizi tra DNA e impronte

A quasi diciannove anni dall’uccisione di Chiara Poggi, la Procura di Pavia torna a esaminare il caso con una ricostruzione diversa da quella che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Gli inquirenti ritengono che l’omicidio sia avvenuto all’interno della villetta di Garlasco per mano di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, più giovane di lei di sette anni e frequentatore abituale della casa.

Secondo l’ipotesi accusatoria, alla base dell’aggressione ci sarebbe un rifiuto a un presunto approccio. Da qui sarebbe scaturita una reazione violenta: Sempio avrebbe colpito la ragazza più volte con un oggetto non identificato, fino a farla perdere i sensi. Il corpo sarebbe stato poi trascinato verso la cantina e spinto lungo le scale, dove sarebbero stati inferti i colpi finali.

Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figurano tracce genetiche sotto le unghie della vittima compatibili con la linea maschile della famiglia Sempio, un’impronta indicata come “33” trovata sul muro della cantina e attribuita all’indagato, oltre al biglietto di parcheggio di Vigevano che, secondo la Procura, non costituirebbe un alibi valido.

Un altro punto su cui si concentrano gli accertamenti riguarda alcune telefonate effettuate da Sempio nei giorni precedenti al delitto. Gli inquirenti ipotizzano che possano essere legate a un interesse personale nei confronti della giovane. In questo quadro si inserisce anche il tema dei video privati presenti sul computer di Chiara, che Sempio potrebbe aver visto, secondo quanto emerge da una consulenza tecnica.

La nuova indagine nasce da una revisione approfondita di materiali già acquisiti, analizzati con tecniche oggi più avanzate. Sono state riesaminate fotografie, campioni conservati, intercettazioni e tabulati telefonici. Accanto a questo lavoro, sono state valutate nuove testimonianze ritenute attendibili, in un contesto segnato negli anni da piste rivelatesi infondate.

L’invito a comparire notificato a Sempio contesta l’omicidio aggravato da crudeltà, con dodici colpi inflitti alla vittima. L’accusa parla anche di motivi legati a un rifiuto personale. L’indagato, oggi trentottenne, respinge ogni addebito e sostiene di non avere rapporti frequenti con Chiara, spiegando che spesso non la incontrava nemmeno quando si recava a casa Poggi.

La famiglia della vittima mantiene una posizione prudente. Un consulente dei Poggi mette in dubbio la ricostruzione della Procura, evidenziando incongruenze con i rilievi effettuati subito dopo il delitto, in particolare sull’assenza di segni compatibili con un trascinamento del corpo sulle scale.

La rilettura del caso potrebbe avere conseguenze anche sulla posizione di Alberto Stasi. La difesa ha annunciato che, una volta disponibili tutti gli atti dell’indagine, presenterà richiesta di revisione del processo che lo ha portato alla condanna a sedici anni di carcere.

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