Trump respinge l'Iran e mantiene chiuso Hormuz mentre il petrolio supera i 100 dollari

Donald Trump respinge l’offerta iraniana e mantiene il blocco dello Stretto di Hormuz per fermare il programma nucleare. Teheran prepara una nuova proposta mentre il prezzo del petrolio supera i 100 dollari e crescono le tensioni globali.

Hormuz
Trump respinge l'Iran e mantiene chiuso Hormuz mentre il petrolio supera i 100 dollari

Donald Trump rifiuta la proposta avanzata dall’Iran per fermare il conflitto e conferma il blocco dello Stretto di Hormuz, punto strategico per il traffico mondiale di petrolio. Teheran aveva chiesto la riapertura immediata del passaggio marittimo, offrendo in cambio la disponibilità a discutere anche del proprio programma nucleare e delle scorte di uranio arricchito. La risposta della Casa Bianca è stata negativa: per Washington resta invalicabile il limite che vieta all’Iran di dotarsi di armi nucleari.

Il negoziato resta aperto ma rallenta. I mediatori, impegnati in Pakistan, attendono una nuova proposta iraniana, ancora in fase di definizione. All’interno della Repubblica islamica emergono divisioni tra chi spinge per trattare e chi invece rifiuta ogni dialogo con gli Stati Uniti. A complicare ulteriormente la situazione contribuiscono le difficoltà di comunicazione con la guida suprema, Mojtaba Khamenei, che si trova in una località segreta per motivi di sicurezza.

Trump è convinto che Teheran sia sotto pressione. Secondo il presidente americano, l’Iran avrebbe ammesso di attraversare una fase di forte crisi e starebbe cercando una soluzione rapida per riaprire lo stretto. Il blocco navale sta colpendo duramente l’economia iraniana: le esportazioni di greggio risultano quasi ferme per la mancanza di mezzi di trasporto, mentre anche l’importazione di beni essenziali subisce rallentamenti. Le difficoltà economiche si riflettono sul lavoro, con migliaia di posti a rischio.

Il tempo stringe anche per gli Stati Uniti. A partire dal primo maggio, a sessanta giorni dall’inizio delle operazioni militari, Trump potrebbe dover ottenere l’autorizzazione del Congresso per eventuali nuove azioni. Intanto cresce a Washington il timore di un conflitto senza soluzione, con truppe dispiegate a lungo nella regione e lo Stretto di Hormuz ancora chiuso.

Le ripercussioni economiche si fanno sentire a livello globale. Il prezzo del petrolio oscilla sopra i 100 dollari al barile, con effetti diretti su carburanti ed energia. Negli Stati Uniti la benzina ha toccato nuovi massimi, superando i 4,18 dollari al gallone, con un aumento significativo rispetto all’inizio della guerra. Anche il settore aereo si prepara a possibili limitazioni nell’approvvigionamento di carburante.

In Italia il governo guidato da Giorgia Meloni valuta una proroga del taglio delle accise in scadenza il primo maggio. L’intervento potrebbe essere più mirato, con maggiore attenzione al gasolio, che ha registrato rincari più consistenti rispetto alla benzina. La decisione resta legata all’evoluzione della situazione internazionale e all’andamento dei mercati energetici.

All’interno dell’amministrazione americana il confronto resta acceso. Una parte dei consiglieri spinge per mantenere la pressione economica su Teheran attraverso sanzioni più dure, mentre altri, tra cui il senatore Lindsey Graham, non escludono un’azione militare per superare lo stallo. Trump, pur evitando un’escalation immediata, continua a mantenere una linea rigida nei confronti dell’Iran.

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