Caro carburanti mette in crisi il trasporto pubblico locale, Comuni e aziende chiedono aiuti
Il caro carburanti pesa sui trasporti pubblici locali e spinge aziende e Comuni a chiedere aiuti per evitare tagli al servizio. I costi del diesel crescono rapidamente e mettono in difficoltà bilanci già fragili.
L’aumento dei prezzi dei carburanti sta mettendo sotto pressione il trasporto pubblico locale in tutta Italia. Le aziende del settore devono affrontare spese sempre più elevate, con il rischio concreto di ridurre le corse o, nei casi più critici, fermare parte del servizio.
Secondo Agens, l’associazione che rappresenta le imprese del comparto, il rincaro del diesel comporta costi aggiuntivi giornalieri superiori al mezzo milione di euro. Su base annua l’extra spesa supera i 200 milioni di euro, mentre l’impatto complessivo sull’intero sistema dei trasporti arriva oltre i 400 milioni.
Di fronte a questi numeri, le aziende chiedono al Governo di estendere il credito d’imposta anche ai mezzi destinati al trasporto passeggeri, così da compensare almeno in parte l’aumento dei costi energetici.
Anche i Comuni segnalano difficoltà crescenti. A Roma l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè spiega che l’impatto economico è evidente, anche se negli ultimi anni la dipendenza dal diesel è diminuita grazie a una flotta più diversificata tra metano, ibrido ed elettrico. Il funzionamento del servizio, però, non è in discussione.
A Napoli la situazione è più delicata. L’assessore Edoardo Cosenza ricorda che il sistema è fortemente energivoro e che i ricavi da biglietti coprono solo una parte dei costi. L’obiettivo resta evitare sia l’aumento delle tariffe sia il taglio delle corse, ma molto dipenderà dalla durata della crisi e dagli eventuali interventi di Governo e Regione.
Il tema riguarda anche Palermo, dove l’azienda Amat prevede un incremento della spesa energetica tra il 20% e il 25% nei prossimi mesi. Nel primo trimestre dell’anno i costi sono rimasti stabili, ma l’effetto dei rincari si farà sentire nel corso dell’anno.
Per il presidente Giuseppe Mistretta, la risposta passa dalla transizione energetica. L’azienda punta a ridurre la dipendenza dai combustibili tradizionali e a produrre energia in autonomia. Attualmente circa la metà della flotta è elettrica e la quota è destinata a salire in tempi brevi.
Nonostante le difficoltà, Amat ritiene di poter mantenere l’equilibrio economico e garantire il servizio. Il settore, però, resta esposto all’andamento dei prezzi dell’energia, con effetti che potrebbero emergere con maggiore forza già nel secondo trimestre dell’anno.
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