Trump frena sull'Iran e allunga la tregua tra Israele e Libano di tre settimane
Donald Trump esclude l’uso di armi nucleari contro l’Iran e rallenta sui negoziati perché ritiene Teheran indebolita. Intanto prolunga di tre settimane la tregua tra Israele e Libano per mantenere margine strategico.
Donald Trump prende tempo sul dossier iraniano e respinge l’idea di un intervento con armi nucleari. Il presidente degli Stati Uniti afferma di non essere sotto pressione e di voler puntare a un’intesa ampia con Teheran, sostenendo che la situazione militare sia ormai favorevole a Washington.
Parallelamente, la Casa Bianca annuncia il prolungamento del cessate il fuoco tra Israele e Libano per altre tre settimane. Una scelta che, nelle intenzioni dell’amministrazione americana, consente di mantenere aperto il margine di manovra nella gestione della crisi mediorientale e nei rapporti con l’Iran.
Secondo Trump, gli Stati Uniti avrebbero il pieno controllo dello Stretto di Hormuz, nodo cruciale per il traffico petrolifero mondiale. Il presidente sostiene che nessuna nave possa transitare senza il via libera della Marina americana e che il blocco stia causando perdite economiche pesanti per Teheran.
Il capo della Casa Bianca insiste sul fatto che l’Iran non debba dotarsi di armi nucleari e descrive il Paese come attraversato da forti divisioni interne. A suo dire, la leadership iraniana faticherebbe a individuare un interlocutore unico per eventuali trattative, anche a causa delle tensioni tra apparati militari e rappresentanti politici.
Da Teheran arriva una replica netta. Il presidente Masoud Pezeshkian e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf respingono l’idea di spaccature interne e ribadiscono l’unità del Paese sotto la guida suprema, promettendo una risposta compatta contro qualsiasi pressione esterna.
Trump minimizza le tempistiche e paragona la crisi attuale a conflitti del passato durati anni. Sostiene che la pressione reale sia tutta sull’Iran, soprattutto per le difficoltà nel settore energetico, aggravate dal blocco delle esportazioni di petrolio.
Il dispositivo militare americano nell’area resta elevato. Il Comando centrale segnala che diverse navi sono state costrette a cambiare rotta a causa delle restrizioni nello Stretto, mentre la Marina ha ricevuto l’ordine di intervenire contro eventuali tentativi di posa di mine. Operazioni di controllo si estendono anche nell’Oceano Indiano, dove è stata fermata una petroliera sospettata di trasportare greggio iraniano.
Il presidente chiude ogni spiraglio sull’uso di armi nucleari, definendo l’ipotesi priva di senso e ribadendo che nessuno dovrebbe mai ricorrere a un simile strumento.
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