Tumore al pancreas, vaccino a mRna personalizzato prolunga la sopravvivenza in uno studio clinico
Un vaccino a mRna personalizzato contro il tumore al pancreas mostra risultati incoraggianti grazie alla capacità di attivare il sistema immunitario in alcuni pazienti, con sopravvivenze più lunghe rispetto alle attese.
Un vaccino terapeutico a mRna progettato su misura per ogni paziente apre nuove prospettive contro il tumore al pancreas, una delle forme più aggressive di cancro. I dati arrivano da uno studio clinico di fase 1 condotto negli Stati Uniti, dove i ricercatori hanno osservato segnali positivi nella risposta del sistema immunitario e nella durata della sopravvivenza.
La ricerca ha coinvolto 16 pazienti operati per tumore pancreatico. Dopo l’intervento, i partecipanti hanno ricevuto il vaccino sperimentale insieme a chemioterapia e a un farmaco immunoterapico. Il trattamento è stato sviluppato partendo dalle specifiche mutazioni genetiche di ciascun tumore, con l’obiettivo di addestrare il sistema immunitario a riconoscere e colpire le cellule malate.
In metà dei pazienti, il vaccino ha attivato una risposta immunitaria mirata, stimolando la produzione di linfociti T capaci di attaccare il tumore. Tra questi, 7 su 8 risultavano ancora vivi a distanza di 4-6 anni dall’intervento. Nei pazienti che non hanno mostrato questa risposta, la sopravvivenza è stata più breve, con solo 2 casi ancora in vita e una media di circa 3 anni.
Il confronto con i dati generali rende evidente il potenziale del trattamento: oggi il tasso medio di sopravvivenza a 5 anni per il tumore al pancreas si aggira intorno al 13%. I risultati ottenuti suggeriscono che l’approccio basato su vaccini personalizzati possa migliorare sensibilmente queste prospettive.
Il vaccino testato, noto come cevumeran autogeno, è stato sviluppato grazie alla collaborazione tra aziende biotecnologiche internazionali. Una parte centrale dello studio ha riguardato il monitoraggio delle cellule immunitarie attivate, per comprendere come e quanto a lungo il sistema immunitario resti in grado di contrastare la malattia.
I risultati hanno spinto all’avvio di una nuova fase di sperimentazione su scala più ampia. Un trial clinico di fase 2 è già in corso e coinvolge diversi centri nel mondo, con l’obiettivo di verificare l’efficacia del vaccino su un numero maggiore di pazienti.
Tra i casi seguiti nello studio c’è quello di una paziente che ha iniziato il trattamento nel 2019 dopo la diagnosi ricevuta durante un viaggio all’estero. Dopo l’intervento chirurgico, ha affrontato immunoterapia, vaccinazione e chemioterapia. Oggi, a distanza di oltre sei anni, conduce una vita attiva, tra viaggi e famiglia, senza particolari limitazioni legate alla malattia.
Durante le cure, la paziente ha riferito effetti collaterali limitati legati al vaccino, mentre la chemioterapia si è rivelata più impegnativa. Il percorso si è svolto anche nei mesi iniziali della pandemia, rendendo più complessa la gestione degli spostamenti e delle terapie.
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