Mamma e figlia avvelenate con la ricina, anche il padre presenta sintomi sospetti
Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte per ricina e un audio medico indica che anche Gianni Di Vita presentava sintomi compatibili con l’avvelenamento, riaprendo interrogativi sul suo ruolo nei fatti avvenuti a fine dicembre.
La morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvenuta tra il 27 e il 28 dicembre 2025, resta al centro delle indagini. Le due sono decedute a poche ore di distanza dopo aver ingerito ricina, una sostanza altamente tossica. Gli investigatori stanno ricostruendo gli ultimi momenti di vita delle vittime attraverso testimonianze e accertamenti tecnici.
Un elemento nuovo arriva da una registrazione realizzata il giorno della tragedia all’interno dell’abitazione. Nell’audio, diffuso durante un servizio televisivo, una dottoressa commenta alcuni parametri clinici rilevati su Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. I valori ematici mostrano anomalie: piastrine elevate e un aumento della bilirubina, condizioni che possono essere compatibili con un’esposizione a sostanze tossiche.
Secondo quanto emerge dalla registrazione, gli stessi indicatori risultano alterati anche per le due donne. Questo dato suggerisce che l’uomo possa essere entrato in contatto con la ricina nello stesso contesto domestico, aprendo nuovi scenari su quanto accaduto.
Dubbi sul ruolo del padre nelle ore della tragedia
La presenza di sintomi riconducibili a un possibile avvelenamento in Gianni Di Vita complica il quadro investigativo. Da una parte, l’uomo potrebbe essere stato esposto accidentalmente o essere sopravvissuto a un tentativo di omicidio multiplo. Dall’altra, resta aperta l’ipotesi che possa aver ingerito il veleno durante una fase precedente o successiva ai fatti.
Le analisi di laboratorio hanno finora fornito risultati contrastanti. Alcune verifiche non avrebbero rilevato tracce evidenti di ricina nel sangue dell’uomo, mentre i parametri clinici raccontano una situazione diversa. Gli inquirenti stanno approfondendo ogni dettaglio per chiarire se si tratti di una coincidenza, di una contaminazione indiretta o di un elemento chiave nella dinamica del caso.
Il lavoro degli investigatori prosegue con l’obiettivo di ricostruire con precisione la sequenza degli eventi e stabilire se Gianni Di Vita sia una terza vittima sopravvissuta oppure il responsabile di quanto accaduto all’interno della famiglia.
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