Cuba, la famiglia Castro rafforza il potere mentre negozia con gli Stati Uniti
Raulito Castro e Alejandro Castro guidano i contatti con Washington mentre la famiglia rafforza il controllo su Cuba, favorita dalla linea dura di Trump che ha riaperto il confronto politico sull’isola.
La stretta degli Stati Uniti contro Cuba, rilanciata da Donald Trump, ha prodotto un effetto inatteso. L’azione politica di Washington, pensata per indebolire il governo dell’Avana, ha invece consolidato il ruolo della famiglia Castro, che continua a muovere le leve decisive del potere.
Al centro della scena ci sono le nuove figure della dinastia. Raul Rodriguez Castro, soprannominato “El Cangrejo”, e suo padre Alejandro Castro Espin stanno gestendo i contatti con gli americani, mantenendo saldo il controllo politico nel nome dell’anziano Raul Castro, ormai lontano dalla vita pubblica ma ancora punto di riferimento.
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Raulito, 41 anni, è cresciuto all’ombra del nonno e ne ha conquistato la fiducia sin da giovane. Dopo la formazione militare e una laurea in finanza, ha lavorato nella sicurezza personale di Raul. Negli ultimi mesi ha assunto un profilo più istituzionale, partecipando a incontri internazionali e avviando colloqui diretti con esponenti dell’amministrazione Usa.
Accanto a lui si muove Alejandro Castro Espin, generale noto come “El Tuerto”, considerato una figura più rigida e fedele all’ortodossia rivoluzionaria. Alejandro Castro Espin non è nuovo al dialogo con Washington: fu tra i protagonisti dei negoziati riservati che portarono alla ripresa delle relazioni diplomatiche durante la presidenza Obama nel 2015.
Con l’arrivo di Trump, quel percorso si è interrotto bruscamente. Nonostante un tentativo iniziale di mantenere aperto il canale, i rapporti sono tornati a irrigidirsi. Oggi però Castro Espin è riemerso sulla scena proprio per riaprire un confronto con gli Stati Uniti, questa volta in un clima più teso.
Sullo sfondo resta la figura di Raul Castro, protagonista della rivoluzione insieme al fratello Fidel e ancora simbolo dell’intero sistema. Sebbene appaia raramente in pubblico, la sua influenza resta determinante nelle scelte strategiche del Paese.
Nel possibile riassetto politico entra anche un altro nome della galassia familiare. Si tratta di Oscar Perez-Oliva Fraga, attuale vice primo ministro e ministro del Commercio estero, indicato come potenziale successore del presidente Miguel Diaz-Canel in caso di accordo con Washington.
Perez-Oliva, ingegnere di 55 anni, ha guadagnato visibilità recente con aperture verso gli investimenti degli esuli cubani, compresi quelli residenti negli Stati Uniti. Una linea che punta a rilanciare l’economia attirando capitali dall’estero.
Il suo peso politico è legato anche ai rapporti con l’apparato militare. È infatti figlio di Luis Rodriguez Lopez-Calleja, ex capo del conglomerato statale Gaesa, che controlla una larga fetta delle attività economiche più redditizie dell’isola.
Proprio Gaesa rappresenta uno dei pilastri del potere cubano. Nato negli anni Novanta per gestire la crisi seguita al crollo dell’Unione Sovietica, il gruppo resta nelle mani dell’élite militare legata ai Castro e continua a influenzare in modo decisivo l’economia nazionale.