Ungheria, Magyar limita i mandati per fermare Orban dopo la vittoria elettorale

Peter Magyar vince le elezioni in Ungheria e annuncia il limite ai mandati per impedire il ritorno di Orban, proponendo una riforma costituzionale retroattiva e promettendo di ridurre la durata del governo a otto anni.

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Ungheria, Magyar limita i mandati per fermare Orban dopo la vittoria elettorale

Il nuovo leader ungherese Peter Magyar ha conquistato la maggioranza alle elezioni legislative, ponendo fine ai sedici anni di governo di Viktor Orban e del partito Fidesz. Dal palco di Budapest ha rivendicato un successo netto, sostenuto anche da un’affluenza record, annunciando una maggioranza qualificata in Parlamento.

Tra i primi provvedimenti indicati dal capo di Tisza c’è una riforma costituzionale che introduce il limite di due mandati per il primo ministro, pari a un massimo di otto anni. La norma, ha spiegato, verrebbe applicata anche in modo retroattivo, con l’obiettivo dichiarato di impedire un ritorno al potere dell’ex premier.

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Magyar, 45 anni, conosce bene il sistema politico che ora guida. Entrato in Fidesz nel 2003, ha lavorato all’interno delle istituzioni e vissuto a Bruxelles insieme all’ex moglie Judit Varga, poi diventata ministra della Giustizia. Dopo il rientro in patria, la carriera della donna si è interrotta bruscamente durante la campagna per le europee del 2024, travolta da uno scandalo che ha coinvolto anche l’allora presidente Katalin Novak.

La crisi politica ha segnato una svolta personale e pubblica per Magyar, che ha lasciato il partito di Orban, attaccando apertamente la gestione del potere e denunciando un sistema segnato da corruzione e responsabilità scaricate su figure femminili. Da quel momento ha costruito la propria leadership intercettando il malcontento dell’elettorato.

Determinante nella campagna elettorale è stato l’uso dei social network, in particolare Facebook, attraverso cui il leader di Tisza ha raggiunto un ampio pubblico. Una strategia che ha suscitato critiche da parte del governo uscente, arrivato ad accusare Meta di favorire l’opposizione.

La sconfitta di Orban apre anche un nuovo scenario nei rapporti con l’Unione europea, deteriorati negli ultimi anni per l’uso frequente del veto da parte di Budapest. Un cambiamento che ricorda quanto avvenuto in Polonia nel 2023, con il passaggio di potere alla coalizione guidata da Donald Tusk e il successivo allentamento delle tensioni con Bruxelles.

Resta però in sospeso il nodo del Pnrr ungherese, pari a 10,4 miliardi di euro, ancora bloccato. I tempi sono stretti, con la scadenza del programma europeo fissata ad agosto 2026, e i precedenti rilievi del Tribunale dell’Ue complicano ulteriormente un eventuale sblocco, che dipenderà anche dalle future scelte legislative del nuovo governo.