Avvelenamento da ricina, Gianni Di Vita si difende dopo la morte di moglie e figlia

Gianni Di Vita rompe il silenzio dopo la morte della moglie Antonella e della figlia Sara per sospetto avvelenamento da ricina avvenuto a dicembre e si difende dalle accuse mentre l’inchiesta procede con nuovi esami tossicologici

Gianni Di Vita
Avvelenamento da ricina, Gianni Di Vita si difende dopo la morte di moglie e figlia

La morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvenuta lo scorso dicembre, resta al centro di un’indagine della Procura di Campobasso che ipotizza il reato di duplice omicidio premeditato. I primi accertamenti del centro antiveleni di Pavia hanno individuato tracce di ricina nel sangue delle due vittime, elemento che ha orientato le indagini verso l’ipotesi dell’avvelenamento.

In questo scenario interviene il marito e padre, Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, che ha deciso di affidarsi a un nuovo legale, Vittorino Facciolla. Attraverso l’avvocato ha espresso il proprio stato d’animo, respingendo le ricostruzioni circolate negli ultimi mesi e parlando di una situazione personale sempre più difficile, aggravata dalle accuse e dal clima attorno alla vicenda.

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Di Vita è stato ascoltato dagli inquirenti per circa dieci ore insieme alla figlia maggiore, unica superstite della famiglia oltre a lui. Durante l’interrogatorio sono stati ricostruiti i momenti precedenti alla tragedia, compreso il pasto consumato insieme. L’uomo, che aveva mangiato con moglie e figlia, ha accusato solo lievi sintomi ed è stato ricoverato allo Spallanzani, dal quale è stato dimesso dopo le cure.

Secondo il legale Facciolla, il suo assistito sta affrontando una doppia sofferenza, quella per la perdita dei familiari e quella legata ai sospetti che lo riguardano. L’avvocato ribadisce che Di Vita si considera una persona offesa e non coinvolta nei fatti contestati, sottolineando anche la scelta di affidarsi a un difensore di fiducia piuttosto che a un professionista di fama nazionale.

Gli investigatori attendono ora i risultati completi dell’autopsia, previsti entro la fine di aprile. Il documento sarà determinante per chiarire le cause esatte della morte e stabilire eventuali responsabilità. Al momento il fascicolo resta aperto contro ignoti, senza nomi iscritti nel registro degli indagati.