Luca Spada accusato di omicidi per profitto nel sistema del caro estinto
Luca Spada è accusato di aver causato la morte di pazienti per interesse economico, secondo l’inchiesta nata dal decesso sospetto di una donna di 85 anni. Intercettazioni e autopsie delineano un quadro inquietante legato al mondo funebre.
Luca Spada, detto “Spadino”, volontario della Croce Rossa a Forlimpopoli, è indagato dalla Procura di Forlì con accuse gravissime legate alla morte di alcuni pazienti. L’indagine ha preso avvio dopo il decesso sospetto di un’anziana di 85 anni e ha portato alla luce comportamenti che, secondo gli inquirenti, andavano ben oltre il ruolo di soccorritore.
Le intercettazioni raccolte dagli investigatori descrivono un uomo che giudicava i pazienti in base a età e condizioni fisiche, arrivando a considerare la morte come un esito accettabile. In una conversazione, riferita a una donna molto anziana, avrebbe affermato che era “vecchia e con molte patologie”, ritenendo inevitabile la sua fine.
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Al centro dell’inchiesta c’è anche un possibile movente economico. Spada avrebbe intrattenuto rapporti stretti con alcune agenzie di pompe funebri, tra cui una a Meldola. Dopo i decessi, secondo quanto emerso, lasciava ai familiari i contatti delle imprese funebri. In una conversazione con la compagna, alla notizia di una morte, lei chiedeva se avesse già consegnato il biglietto da visita.
Gli investigatori hanno inoltre sequestrato una divisa con il nome di Spada proprio presso un’agenzia funebre, elemento che rafforzerebbe il legame tra l’attività di soccorso e quella legata ai funerali. Questo doppio ruolo è uno degli aspetti più rilevanti dell’inchiesta.
Determinante anche l’esito di un’autopsia che ha stabilito come una paziente sia morta a causa di un’embolia gassosa provocata. Secondo le accuse, Spada avrebbe utilizzato una siringa per introdurre aria nelle vene durante i trasporti in ambulanza, approfittando dei momenti in cui rimaneva solo con i pazienti. Una collega ha riferito che strumenti come bisturi e siringhe non fanno parte della normale dotazione di un soccorritore.
Le indagini si stanno concentrando anche sull’ambiente lavorativo. Alcuni colleghi hanno fornito testimonianze ritenute decisive, raccontando episodi e atteggiamenti anomali. In altri casi, però, dalle conversazioni emergerebbe una certa familiarità con le sue frasi e i suoi comportamenti.
In uno scambio intercettato, a un collega che riferiva di aver salvato una persona, Spada avrebbe risposto irritato chiedendo perché dovessero essere salvati tutti. La replica del collega, che accennava al fatto che in quel caso non ci sarebbe stato alcun guadagno, lascia intravedere una conoscenza diffusa di quella che gli inquirenti definiscono una vera e propria “attività parallela”.
Nonostante l’agenzia funebre coinvolta parli di rapporti sporadici, il giudice per le indagini preliminari ha evidenziato una elevata pericolosità e il rischio che condotte simili possano ripetersi. Le accuse nei confronti di Spada delineano un quadro in cui l’ambulanza, da luogo di soccorso, sarebbe stata trasformata in uno scenario di morte pianificata.