Stretto di Hormuz chiuso, scatta il piano gas dell'Italia tra emergenza e tagli ai consumi
La chiusura dello Stretto di Hormuz blocca i flussi di petrolio e gas e spinge l’Italia ad attivare il piano energia per evitare carenze. Il governo prepara misure progressive mentre crescono i timori per forniture e consumi.
La decisione di chiudere lo Stretto di Hormuz, punto chiave per il transito di gas e petrolio a livello globale, mette sotto pressione l’approvvigionamento energetico europeo. Anche l’Italia si prepara a fronteggiare possibili difficoltà con il Piano di emergenza del sistema gas, aggiornato nel 2023 e ora destinato a una revisione legata all’attuale crisi nel Golfo.
Il documento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica stabilisce una risposta articolata in tre fasi. Si parte dal preallarme, attivato quando emergono segnali di rischio ma il sistema resta stabile. Si passa poi all’allarme, che scatta in presenza di cali nelle importazioni o aumenti anomali della domanda. L’ultimo livello è l’emergenza, quando il mercato non riesce più a garantire l’equilibrio tra offerta e consumi.
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Nelle prime fasi si punta soprattutto sulle dinamiche di mercato. Le aziende energetiche cercano di aumentare le importazioni sfruttando i contratti disponibili, mentre si invita l’industria a ridurre volontariamente i consumi. In parallelo viene favorito il ricorso a fonti alternative al gas per contenere la pressione sul sistema.
Se la situazione peggiora e si entra nella fase di emergenza, interviene direttamente lo Stato con misure più rigide. Gli operatori devono utilizzare al massimo le infrastrutture disponibili, dalle capacità di importazione ai rigassificatori, secondo il principio del pieno utilizzo. Anche gli stoccaggi vengono sfruttati fino ai limiti, comprese le riserve strategiche.
Nel settore civile possono essere introdotte restrizioni sui consumi. Tra le misure previste ci sono l’abbassamento delle temperature negli edifici, la riduzione delle ore di accensione del riscaldamento e un periodo più breve per il suo utilizzo stagionale.
Le aziende energivore sono le prime a subire effetti immediati. Il piano prevede il meccanismo di interrompibilità, che consente di ridurre o sospendere rapidamente i consumi industriali per garantire il gas ai settori prioritari. In parallelo si coordina l’uso del gas con il sistema elettrico, mantenendo il funzionamento delle centrali e la stabilità della rete.
La gestione della crisi coinvolge anche l’Unione europea. Sono previsti accordi tra Paesi membri per condividere le risorse, ridurre i consumi in modo coordinato e sostenere gli Stati più esposti alle difficoltà di approvvigionamento.
Al centro del piano restano i clienti protetti. Famiglie, ospedali, scuole e servizi pubblici essenziali hanno accesso prioritario al gas. In caso di carenze, altri settori, in particolare l’industria, potrebbero essere soggetti a limitazioni più severe.
L’evoluzione della situazione dipende dalla durata del blocco nello Stretto. Se la crisi dovesse prolungarsi, il ricorso alle misure più drastiche diventerebbe sempre più probabile, mentre il margine di sicurezza del sistema energetico si assottiglia progressivamente.