Carmelo Cinturrino a processo a Milano tra difesa e accuse dei testimoni

Carmelo Cinturrino si difende davanti al gip sostenendo di aver agito per paura durante l’operazione a Rogoredo, ma le accuse dei testimoni e un video sui sequestri di denaro alimentano i dubbi sull’operato dell’agente.

Carmelo Cinturrino
Carmelo Cinturrino a processo a Milano tra difesa e accuse dei testimoni

Carmelo Cinturrino ha preso la parola davanti al giudice per le indagini preliminari di Milano, Domenico Santoro, durante la seconda giornata dell’incidente probatorio. L’assistente capo ha respinto ogni accusa, definendosi «un poliziotto corretto» e richiamando gli encomi ricevuti nel corso della carriera. Ha escluso di aver mai fatto uso di violenza o di essersi appropriato di droga o denaro durante le operazioni.

Nel ricostruire i fatti, l’agente ha spiegato di aver sparato perché preso dal timore, aggiungendo che il martello trovato con lui serviva soltanto per cercare sostanze stupefacenti tra la vegetazione. Ha espresso dispiacere per quanto accaduto, parlando sia della morte del giovane coinvolto sia delle conseguenze personali che sta affrontando.

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La posizione della famiglia della vittima, rappresentata dall’avvocato Marco Romagnoli, resta però distante. Il legale ha messo in discussione l’atteggiamento dell’imputato, osservando come l’emotività mostrata da Cinturrino sia emersa soprattutto quando ha parlato della propria situazione e della visita ricevuta dal padre in carcere. Secondo la parte civile, il dolore manifestato appare più legato alle ripercussioni personali che alla perdita del ragazzo di 28 anni.

Durante l’udienza sono stati ascoltati diversi testimoni. Un uomo di 29 anni ha raccontato di essere stato picchiato dall’agente all’interno del commissariato Mecenate. Un altro testimone, un 41enne marocchino, ha riferito di essere stato al telefono con la vittima nei momenti immediatamente precedenti allo sparo, offrendo una ricostruzione diretta di quei minuti.

Tra le deposizioni più rilevanti c’è quella di un giovane di 22 anni, già assolto in un precedente procedimento per spaccio a causa di discrepanze tra i verbali firmati da Cinturrino e le immagini registrate dalle telecamere. Proprio quei filmati mostrerebbero l’agente mentre inserisce del denaro nel proprio marsupio invece di procedere con il sequestro ufficiale, elemento che rafforza i dubbi sollevati dall’accusa.

A chiudere la giornata è stato l’interrogatorio di un pusher di 19 anni, che ha descritto il funzionamento della piazza di spaccio di Rogoredo, teatro dei fatti al centro dell’indagine e punto chiave per comprendere le dinamiche in cui è maturato l’episodio.