Isabella Ferrari parla della sua carriera e critica l'assenza dell'Italia a Cannes

Isabella Ferrari racconta il peso della bellezza nella sua carriera e le critiche al cinema italiano escluse da Cannes, spiegando come i pregiudizi abbiano inciso sul suo percorso e ricordando episodi sul set e nella vita privata.

Isabella Ferrari
Isabella Ferrari parla della sua carriera e critica l'assenza dell'Italia a Cannes

Isabella Ferrari lega il suo modo di vivere e lavorare a un’educazione semplice e concreta. Cresciuta in un piccolo borgo di campagna, ricorda un’infanzia fatta di ritmi contadini, tra fieno e legna, con pochi svaghi e una quotidianità essenziale. Un’impronta che ancora oggi guida le sue scelte e il suo sguardo, sempre alla ricerca di qualcosa di autentico.

L’attrice riflette anche sul ruolo che la bellezza ha avuto nella sua vita professionale. Se da un lato le ha aperto molte porte, dall’altro le ha imposto di fare i conti con diffidenze e giudizi. Racconta di aver spesso percepito una certa sfiducia, sia da parte degli uomini sia delle donne, come se l’aspetto esteriore potesse oscurare le capacità.

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Ferrari non nasconde il suo disappunto per l’assenza dell’Italia al Festival di Cannes. Definisce la situazione imbarazzante, ricordando come il festival accolga produzioni da tutto il mondo, comprese nazioni presenti per la prima volta. Nella sua memoria restano le esperienze vissute sulla Croisette con i film di Paolo Sorrentino, tra cui “La grande bellezza”, condivise con un gruppo affiatato.

Tra i ricordi più curiosi emerge quello legato a Carlo Verdone. Durante le riprese, racconta, le loro conversazioni finivano spesso su questioni pratiche, come i medicinali. In un episodio, mentre cercava di ricordare il nome di un farmaco contro l’ansia da volo, fu lui a interromperla con la risposta precisa, che lei annotò subito sul copione.

L’attrice interviene anche sulla mancata assegnazione di fondi a un documentario dedicato a Giulio Regeni. Esprime rispetto per la famiglia del ricercatore e amarezza per la difficoltà di raccontare una vicenda che considera ingiusta. Secondo Ferrari, le risorse dovrebbero sostenere soprattutto chi sperimenta e fatica a trovare spazio, perché il cinema resta uno strumento essenziale per raccontare un Paese.