Obesità e salute, anche con esami normali cresce il rischio di malattie e morte
L’obesità aumenta il rischio di malattie e morte anche con esami normali secondo uno studio britannico che ha seguito oltre 157mila persone per 13 anni e rilevato un forte legame con patologie cardiovascolari e infiammazione cronica.
Essere obesi e in buona salute non è una condizione reale. Anche in assenza di valori alterati nel sangue, l’eccesso di peso espone a un rischio maggiore di sviluppare patologie gravi e aumenta la probabilità di morte. È quanto emerge da un’analisi condotta su larga scala da ricercatori britannici e rilanciata dalla Società italiana dell’obesità.
Lo studio, basato sui dati della Uk Biobank, ha seguito oltre 157mila adulti per 13 anni. I risultati mostrano che chi convive con obesità, pur senza problemi metabolici evidenti, presenta un rischio più alto di sviluppare malattie cardiovascolari. L’aumento riguarda sia uomini sia donne, con percentuali significative anche per l’insufficienza cardiaca.
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Il pericolo non si limita al cuore. I dati indicano un incremento marcato dei casi di steatosi epatica, il cosiddetto fegato grasso, e una crescita del rischio di morte per qualsiasi causa. Anche in assenza di diabete, ipertensione o colesterolo elevato, l’obesità resta un fattore determinante.
Quando si aggiungono disturbi metabolici, la situazione peggiora ulteriormente. Il rischio di eventi come infarto, ictus o insufficienza renale aumenta in modo proporzionale al grado di obesità e alla presenza di altre alterazioni cliniche.
Tra gli elementi più rilevanti emerge la distribuzione del grasso corporeo. Nelle donne, in particolare, una circonferenza vita elevata rappresenta un segnale di rischio anche con un indice di massa corporea nella norma, indicando che il grasso addominale ha un ruolo decisivo.
Alla base di questi effetti c’è un processo continuo di infiammazione. Il tessuto adiposo agisce come un organo attivo che rilascia sostanze infiammatorie, contribuendo al deterioramento di arterie e organi nel tempo. La proteina C-reattiva, indicatore di infiammazione, spiega una parte consistente del rischio cardiovascolare.
Le preoccupazioni riguardano anche i più giovani. Studi recenti dimostrano che l’obesità infantile, anche senza segni immediati di malattia, aumenta il rischio di sviluppare problemi cardiometabolici già in età precoce.
Un’indagine condotta in Svezia su oltre 7mila bambini con obesità, seguiti fino all’età adulta, evidenzia un rischio molto più alto di sviluppare diabete di tipo 2, ipertensione e alterazioni dei grassi nel sangue rispetto ai coetanei normopeso.
Questi dati confermano che rimandare interventi sul peso espone a conseguenze concrete. Intervenire tempestivamente su alimentazione, attività fisica e terapie può ridurre il rischio prima che compaiano le complicazioni.