Pietracatella, indagine su madre e figlia uccise da ricina Di Vita cambia legale
Gianni Di Vita cambia avvocato dopo l’interrogatorio sulla morte di moglie e figlia, uccise da ricina a Pietracatella. L’ex sindaco sostiene di non ricordare cosa si mangiò a cena il 23 dicembre mentre gli investigatori cercano movente e origine del veleno.
Prosegue con nuovi sviluppi l’inchiesta sul duplice omicidio avvenuto a Pietracatella, dove hanno perso la vita Antonella Di Ielsi e la figlia Sara. Al centro delle indagini resta Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, sopravvissuto insieme all’altra figlia Alice.
L’ex sindaco ha deciso di affidarsi a un nuovo difensore. L’avvocato Arturo Messere ha lasciato l’incarico per ragioni personali e al suo posto è subentrato Vittorino Facciolla, legale con un passato politico condiviso con Di Vita nelle file del Partito Democratico.
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La sostituzione arriva mentre gli accertamenti entrano in una fase delicata. Nei giorni scorsi Di Vita e la figlia Alice sono stati ascoltati a lungo in Questura per ricostruire quanto accaduto dopo le festività natalizie. Gli investigatori escludono ormai l’ipotesi di un’intossicazione accidentale e ritengono plausibile un omicidio premeditato compiuto con ricina.
Durante l’interrogatorio durato quasi sei ore, l’uomo ha risposto alle domande della Squadra Mobile senza fornire elementi decisivi. Il punto chiave resta la cena del 23 dicembre, ma Di Vita ha dichiarato di non ricordare con precisione cosa fosse stato servito quella sera.
Gli agenti hanno poi raccolto la testimonianza di una cugina che ospita padre e figlia da quando l’abitazione è sotto sequestro. Le sue dichiarazioni sono state confrontate con quelle dei familiari per individuare eventuali discrepanze nei racconti.
Intanto si attendono gli esiti definitivi degli esami del Centro antiveleni di Pavia. Le prime analisi hanno già confermato la presenza di ricina nel sangue delle vittime, una sostanza estremamente tossica e difficile da reperire.
L’indagine, aperta per duplice omicidio contro ignoti, prosegue con nuovi interrogatori. Sono già una trentina le persone ascoltate tra parenti e conoscenti. Gli inquirenti cercano di chiarire tre aspetti: la provenienza del veleno, le modalità con cui è stato ottenuto e il motivo che ha portato alla morte della donna e della figlia adolescente.