Serena Bortone racconta il suo romanzo tra libertà femminile e memoria personale
Serena Bortone racconta la repressione della sessualità femminile presentando il suo nuovo romanzo ambientato tra gli anni Sessanta e Settanta. Il libro nasce anche da ricordi personali legati al quartiere Talenti di Roma.
Serena Bortone torna in libreria con Le dirimpettaie, un romanzo che affonda negli anni Sessanta e Settanta e segue tre donne della borghesia alle prese con una società ancora rigida. Al centro del racconto c’è il desiderio di autonomia in un periodo in cui divorzio e indipendenza erano lontani e il ruolo femminile restava legato alla famiglia.
Le protagoniste cercano vie diverse per affrancarsi da regole non scritte. Una punta sulla sicurezza economica, un’altra sull’amore, mentre la terza rompe gli schemi attraverso il corpo e la propria sessualità. In quest’ultimo caso, la scelta di una relazione con un uomo molto più giovane diventa un gesto che sfida apertamente i tabù dell’epoca.
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Il romanzo nasce anche da esperienze personali. Bortone si ispira a figure incontrate durante l’infanzia nel quartiere Talenti di Roma, trasformando ricordi e persone reali in personaggi narrativi. La scrittura diventa così uno strumento per rileggere il passato e dare forma a storie rimaste a lungo in secondo piano.
Tra i temi più delicati affrontati nel libro c’è quello del silenzio imposto alle donne sul desiderio. Per lungo tempo, spiega l’autrice, alle donne non è stato concesso vivere liberamente la propria sessualità. Il racconto prova a rompere quel silenzio, portando alla luce emozioni e bisogni spesso nascosti.
Lo sguardo si allarga anche agli uomini, descritti nella loro difficoltà a esprimere sentimenti. Anche loro, secondo Bortone, erano legati a modelli rigidi che limitavano la libertà emotiva, creando un equilibrio fragile tra aspettative sociali e realtà personale.
La scrittura accompagna Bortone fin dalla giovinezza, come mezzo per interrogarsi su sé stessa. Accanto alla formazione razionale, riconosce il peso dell’intelligenza emotiva, fondamentale nel comprendere relazioni e dinamiche umane.
La carriera televisiva è iniziata molto presto. A soli 18 anni entra in Rai e si trova subito coinvolta in incarichi insoliti, come la ricerca di un pitone per uno spettacolo legato a LaToya Jackson. Un inizio segnato da incontri con figure internazionali come Rudolf Nureyev, Burt Lancaster e l’allora principe Carlo.
Parallelamente alla televisione, la musica ha avuto un ruolo importante nella sua formazione. Pianista fin da bambina, cresciuta con Wagner, ha cercato di portare la musica classica anche nei programmi televisivi, considerandola accessibile a tutti.
Nel corso degli anni ha costruito un’idea precisa di servizio pubblico, lontana dalla semplice esposizione personale. Un’impostazione che affonda nelle radici familiari, legate all’impegno politico del padre nel Cilento.
Tra gli incontri che l’hanno segnata, ricorda quello con Tina Montinaro, vedova del caposcorta di Giovanni Falcone. Un’esperienza che ha lasciato un segno profondo, rafforzando il valore dell’ascolto e dell’attenzione verso le storie degli altri.
Oggi Bortone alterna radio, scrittura e incarichi istituzionali, mantenendo al centro del proprio lavoro la narrazione e l’ascolto, elementi che continuano a guidare il suo percorso.