Pino Daniele, la Corte conferma il testamento e respinge i ricorsi sull'eredità
Pino Daniele torna al centro di una disputa legale sull’eredità e la causa è il testamento del 2012. La Corte d’Appello di Roma ha respinto le richieste di moglie e figlio, confermando la validità delle volontà scritte dal cantautore.
La Corte d’Appello di Roma ha chiuso uno dei capitoli più complessi legati all’eredità di Pino Daniele, respingendo le richieste avanzate sia dal figlio maggiore Alessandro sia dalla seconda moglie Fabiola Sciabbarrasi. La decisione conferma quanto stabilito in primo grado e ribadisce che l’unico riferimento valido resta il testamento redatto nel 2012.
Alessandro Daniele aveva chiesto la restituzione di circa 160mila euro, sostenendo l’esistenza di un accordo verbale tra i figli nati dal primo matrimonio e la Sciabbarrasi. I giudici hanno però escluso che tale intesa sia mai stata provata, dichiarando infondata la richiesta economica.
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Dall’altra parte, Fabiola Sciabbarrasi puntava a ottenere una quota più ampia dell’eredità, in particolare sui diritti d’autore e su quelli connessi all’attività artistica del marito. Anche questa richiesta è stata respinta, con la Corte che ha scelto di attenersi in modo rigoroso alle disposizioni scritte dal musicista.
Il testamento, depositato davanti a un notaio tre anni prima della morte del cantautore nel gennaio 2015, stabilisce una distinzione precisa nella gestione del patrimonio. I diritti d’autore e quelli legati all’attività di interprete sono divisi tra i figli, mentre i diritti connessi restano esclusivamente a loro, escludendo la seconda moglie da questa parte dei proventi.
Per quanto riguarda beni mobili, liquidità e altri patrimoni personali, la volontà di Pino Daniele prevedeva una suddivisione tra moglie e figli. Il documento disciplina anche la gestione di immobili e partecipazioni societarie, con particolare attenzione alla tutela dei figli più giovani.
La causa, avviata nel 2017, ha richiesto anni di udienze e verifiche. Con la sentenza della settima sezione civile si chiude il giudizio di merito, lasciando aperta solo l’eventuale strada della Cassazione per questioni formali legate alla legittimità della decisione.