Caffè e tè, quante tazze al giorno per proteggere il cervello dalla demenza

Bere caffè ogni giorno può ridurre il rischio di demenza grazie alla caffeina e ai polifenoli. Uno studio di Harvard indica che 2-3 tazzine favoriscono la protezione del cervello e migliorano alcune funzioni cognitive.

cervello
Caffè e tè, quante tazze al giorno per proteggere il cervello dalla demenza

Consumare caffè e tè con moderazione può aiutare a preservare le capacità cognitive e ridurre il rischio di demenza. A indicarlo è una ricerca pubblicata su una rivista scientifica internazionale, realizzata da un gruppo di studiosi dell’Università di Harvard a Boston.

Secondo i risultati, la quantità più efficace si colloca tra le due e le tre tazzine di caffè al giorno oppure una o due tazze di tè. Dosaggi che permettono di sfruttare i benefici delle sostanze contenute in queste bevande senza eccedere.

Leggi anche: Quanti caffè al giorno? Rischi e benefici, ecco la soglia consigliata

Il caffè contiene composti attivi come caffeina e polifenoli, che agiscono sul cervello con effetti di neuroprotezione. Queste sostanze contribuiscono a limitare lo stress ossidativo e l’infiammazione, due fattori legati al declino cognitivo. Inoltre, migliorano la sensibilità all’insulina e la salute dei vasi sanguigni.

I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 131 mila persone coinvolte in due grandi studi statunitensi, monitorati per decenni con controlli regolari su alimentazione e condizioni di salute. Durante un periodo medio di osservazione di quasi 37 anni sono stati registrati più di 11 mila casi di demenza.

Dall’analisi emerge che chi consuma regolarmente caffè con caffeina presenta un rischio più basso rispetto a chi ne beve poco o nulla. Anche il tè mostra un’associazione simile, mentre il caffè decaffeinato non offre gli stessi effetti.

La differenza più evidente si registra proprio nelle persone che assumono le quantità indicate come ottimali, cioè due o tre tazze di caffè o una o due di tè al giorno.

A livello globale, la demenza colpisce oltre 55 milioni di persone e le stime indicano un aumento significativo nei prossimi decenni. In assenza di cure risolutive, gli studiosi indicano nella prevenzione la strada principale, puntando su alimentazione equilibrata, attività fisica e abitudini sane.