Trump impone nuovi dazi sui farmaci e semplifica le tariffe sui metalli

Donald Trump rilancia i dazi su farmaci e metalli per ridurre i prezzi e favorire la produzione interna. La mossa arriva mentre la Casa Bianca cerca risultati economici concreti prima delle elezioni di metà mandato.

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Trump impone nuovi dazi sui farmaci e semplifica le tariffe sui metalli

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato due nuovi provvedimenti che intervengono su farmaci e metalli, con l’obiettivo di rafforzare la produzione nazionale e alleggerire i costi per le imprese. Le misure arrivano a un anno dalle tariffe annunciate durante il cosiddetto “Liberation Day” e segnano un nuovo passaggio nella politica commerciale dell’amministrazione.

Per il settore farmaceutico, la Casa Bianca ha indicato la possibilità di introdurre un dazio del 100% su alcuni medicinali importati. La misura colpisce i produttori stranieri che non accetteranno di ridurre i prezzi negli Stati Uniti o di investire direttamente nel Paese con nuovi stabilimenti produttivi.

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Sono previste però diverse eccezioni. Restano fuori dai dazi i farmaci generici, che rappresentano la grande maggioranza delle prescrizioni negli Stati Uniti, così come alcuni medicinali coperti da brevetto destinati a malattie gravi o rare. Inoltre, i Paesi che hanno già accordi commerciali con Washington, tra cui quelli dell’Unione europea, non saranno interessati dalle nuove tariffe.

Nuove regole per acciaio e alluminio

Sul fronte dei metalli, l’amministrazione ha scelto di rivedere un sistema considerato troppo complesso dalle aziende importatrici. In precedenza, le imprese dovevano calcolare separatamente il valore del metallo contenuto nei prodotti e quello degli altri componenti, con procedure lunghe e costose.

Con il nuovo schema, i prodotti che contengono più del 15% di acciaio, alluminio o rame saranno soggetti a una tariffa unica del 25% sul valore complessivo. Se la quota di metallo è inferiore, si applicheranno invece le tariffe standard legate al prodotto e al Paese di origine.

Alcuni comparti strategici, come le attrezzature industriali e le infrastrutture per la rete elettrica, beneficeranno di un’aliquota ridotta al 15% fino al 2027. Per i prodotti realizzati all’estero ma con metallo interamente americano, il dazio scende al 10%.

Restano invece invariati i prelievi più alti, pari al 50%, per materiali come bobine d’acciaio e lamiere di alluminio, considerati particolarmente sensibili. In questi casi il valore su cui calcolare il dazio sarà quello stabilito negli Stati Uniti, per evitare manipolazioni dei prezzi dichiarati.

I provvedimenti sono stati adottati facendo riferimento alla Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, una base legale che consente alla Casa Bianca di intervenire per motivi di sicurezza nazionale. Questa scelta li mette al riparo dalle contestazioni che avevano colpito precedenti misure tariffarie.

Le nuove decisioni arrivano in un momento delicato per l’amministrazione, alle prese con l’aumento dei costi energetici e con una fase politica incerta. I sondaggi indicano una possibile avanzata dei democratici alla Camera, scenario che potrebbe limitare l’azione del presidente negli ultimi anni del mandato.