Incinta senza saperlo, muore a 22 anni dopo quattro visite in ospedale

Zoe Tighe è morta a 22 anni dopo quattro accessi in ospedale senza diagnosi corretta. I medici non si sono accorti della gravidanza e l’hanno curata per un’infezione. Il quadro si è aggravato fino al collasso in casa e alla sepsi.

gravidanza
Incinta senza saperlo, muore a 22 anni dopo quattro visite in ospedale

Zoe Tighe, 22 anni, è deceduta insieme al bambino che portava in grembo dopo settimane di dolori mai spiegati. La giovane si era rivolta più volte al pronto soccorso del James Paget Hospital di Gorleston, nel Norfolk, lamentando forti fitte al basso ventre, ma era stata dimessa ogni volta con la diagnosi di infezione urinaria.

Nel giro di sei settimane la ragazza aveva effettuato quattro accessi, senza che venisse eseguito un test di gravidanza. Solo dopo il peggioramento improvviso delle sue condizioni, avvenuto il 24 giugno 2023, la situazione è stata compresa troppo tardi.

Leggi anche: Giancarlo Nichetti: Muore a 42 anni in ospedale dopo un'operazione al polso

Quel giorno Zoe è collassata nella sua abitazione a Lowestoft ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale. Qui i medici hanno diagnosticato una sepsi e, tramite ecografia, hanno scoperto che era alla 14ª settimana di gravidanza. Il feto era già morto.

Le visite ignorate e i dubbi sull’assistenza

Dopo il ricovero, la giovane è stata trasferita al Norfolk and Norwich University Hospital. Poco dopo il parto ha avuto tre arresti cardiaci e non è sopravvissuta. Il decesso è stato registrato il 26 giugno 2023.

Durante l’inchiesta aperta a Norwich è emerso che Zoe aveva una storia di abuso di ketamina iniziata dopo la morte del padre, quando aveva 17 anni. Questa dipendenza le aveva causato una grave fibrosi vescicale e frequenti infezioni, elementi che potrebbero aver influenzato le valutazioni cliniche.

Secondo la madre, Jane, il personale sanitario si sarebbe concentrato esclusivamente su questo aspetto, senza approfondire altre possibili cause dei dolori. «Continuavano a rimandarla a casa con antibiotici e antidolorifici, senza cercare spiegazioni diverse», ha dichiarato.

La donna ha raccontato di aver chiesto più volte esami più approfonditi, tra cui un’ecografia, e il ricovero per la figlia, descritta come molto fragile e provata dal dolore. Le richieste, però, non sarebbero state accolte.

Un punto centrale dell’indagine riguarda la mancata esecuzione di un test di gravidanza. Secondo quanto riferito da un’infermiera, si tratta di una procedura abituale per una giovane donna con dolori addominali, indipendentemente dal fatto che sospetti o meno una gravidanza.

La famiglia ritiene che una diagnosi precoce avrebbe potuto cambiare l’evoluzione della vicenda. «Se avesse saputo di aspettare un bambino, avrebbe cercato aiuto e dato priorità alla propria salute», ha detto la madre.

Gli accertamenti in corso dovranno stabilire se l’omissione degli esami e le cure ricevute abbiano avuto un ruolo determinante nella morte della giovane e del suo bambino.