Narges Mohammadi in gravi condizioni in carcere, appello urgente per la liberazione

Narges Mohammadi è ricoverata in condizioni gravi dopo un possibile attacco cardiaco in carcere a Zanjan, mentre le autorità iraniane negano il trasferimento in ospedale e cresce la pressione internazionale per la sua liberazione.

Narges Mohammadi
Narges Mohammadi in gravi condizioni in carcere, appello urgente per la liberazione

La situazione di Narges Mohammadi, Premio Nobel per la Pace, si è aggravata nelle ultime ore nella prigione di Zanjan, in Iran. Secondo quanto riferito dai suoi rappresentanti, l’attivista sarebbe stata trovata priva di sensi nella cella, forse a causa di un attacco cardiaco, senza ricevere cure adeguate.

Le autorità iraniane non avrebbero autorizzato il trasferimento in ospedale, aumentando le preoccupazioni sulle sue condizioni. A denunciare la vicenda è stato il marito Taghi Rahmani, che vive in esilio a Parigi, parlando di una grave mancanza di assistenza medica e chiedendo l’immediato rilascio della moglie.

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Rahmani ha accusato il governo di Teheran di non aver liberato i detenuti politici nemmeno dopo l’inizio del conflitto con Stati Uniti e Israele, sostenendo che si tratti di una scelta che mette a rischio la loro vita. Ha inoltre invitato la comunità internazionale a intervenire per ottenere la scarcerazione dei prigionieri non pericolosi.

Preoccupazione per la salute e accuse al regime

Le condizioni di Mohammadi risultano particolarmente delicate per via di precedenti problemi cardiaci. Arrestata nuovamente lo scorso dicembre per le sue critiche al regime, era stata trasferita a febbraio dal carcere di Evin a quello di Zanjan, nel nord del Paese.

Già alla fine del 2024 era stata rilasciata temporaneamente proprio per motivi di salute, elemento che rende ancora più allarmante il quadro attuale. Secondo diverse fonti, negli ultimi raid sarebbero stati colpiti anche centri di detenzione in cui sono rinchiusi oppositori politici.

La Coalizione per la Libertà di Narges ha parlato di condizioni fisiche critiche, riferendo che durante un recente incontro in carcere l’attivista appariva estremamente debole, pallida e visibilmente dimagrita. Poco prima del colloquio era stata portata in infermeria per forti dolori al petto.

Nel comunicato diffuso dalla coalizione si chiede alle autorità iraniane di consentire l’accesso immediato a cure mediche specialistiche e di concedere un permesso sanitario. Viene inoltre sollecitata la liberazione immediata e senza condizioni non solo di Mohammadi, ma anche degli altri detenuti politici e difensori dei diritti umani.

Secondo i sostenitori dell’attivista, la normativa internazionale prevede la scarcerazione temporanea dei prigionieri non pericolosi durante i conflitti armati. Una misura che, denunciano, non sarebbe stata applicata dal governo iraniano.