Trump annuncia nuove settimane di guerra in Iran e rivendica risultati militari

Donald Trump annuncia che la guerra in Iran durerà ancora alcune settimane e promette di completare rapidamente gli obiettivi militari, mentre negli Stati Uniti crescono dubbi e tensioni legate al conflitto e ai suoi effetti economici.

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Trump annuncia nuove settimane di guerra in Iran e rivendica risultati militari

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il conflitto in Iran proseguirà ancora per due o tre settimane, assicurando che l’operazione è ormai vicina alla conclusione. Nel suo primo discorso alla nazione dall’inizio delle ostilità, il 28 febbraio, ha parlato di risultati militari già ottenuti e di un’azione che si avvia verso una chiusura rapida.

Nel messaggio, durato meno di venti minuti, Trump ha sostenuto che gli obiettivi fissati da Washington sono quasi raggiunti. Non ha però indicato una data precisa per la fine della guerra, lasciando aperta la questione su quando si interromperanno i combattimenti.

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Il presidente ha ribadito la linea già espressa nelle ultime settimane, parlando di attacchi mirati e di un indebolimento significativo della leadership iraniana. Ha anche minacciato ulteriori colpi alle infrastrutture del Paese, inclusa la rete elettrica, nel caso in cui non venga accettato un accordo.

Pressioni militari e scenari incerti

Secondo Trump, il sistema di potere iraniano sarebbe già cambiato a seguito della morte dei principali leader storici. Ha descritto il nuovo gruppo al comando come meno radicale, pur sostenendo che gli Stati Uniti sono pronti a colpire obiettivi strategici, incluso il settore petrolifero, finora risparmiato.

Il presidente ha inoltre parlato di un possibile rallentamento dei bombardamenti nei prossimi giorni, presentando l’offensiva come una risposta a decenni di tensioni con Teheran. Ha affermato che sono in corso contatti per arrivare a una fine del conflitto, anche se da parte iraniana non risultano conferme su negoziati diretti.

Le valutazioni sull’efficacia dell’operazione restano però contrastanti. Diversi analisti sottolineano che una parte dell’arsenale iraniano è ancora attiva e che il Paese continua a lanciare missili nella regione. Inoltre, Teheran dispone ancora di uranio arricchito, elemento che mantiene alta la tensione.

All’interno dell’amministrazione statunitense si discute anche di possibili operazioni di terra per il controllo di aree strategiche, come tratti della costa iraniana e l’isola di Kharg, snodo fondamentale per l’export di petrolio. Trump, tuttavia, non ha fornito indicazioni su eventuali sviluppi in questa direzione.

Negli Stati Uniti il conflitto incontra resistenze crescenti. I sondaggi indicano un calo del consenso, soprattutto tra gli elettori indipendenti, mentre il prezzo della benzina ha superato i 4 dollari al gallone. Il presidente ha assicurato che i costi torneranno presto a livelli normali.

Resta aperto anche il nodo dello stretto di Hormuz. Trump ha attribuito ad altri Paesi la responsabilità di garantirne la sicurezza, pur avendo in precedenza collegato un eventuale cessate il fuoco alla sua riapertura. Da Teheran, intanto, arriva la conferma della volontà di continuare a combattere.

Secondo diversi osservatori, la situazione evidenzia i limiti della strategia americana. La chiusura dello stretto dimostra che l’Iran mantiene una capacità di pressione sui mercati energetici globali, mentre un intervento più diretto comporterebbe rischi politici in un momento di scarsa disponibilità interna a sostenere un’escalation.

Nel frattempo, sul piano internazionale, si registra attenzione per i rapporti tra Washington e gli alleati. Dopo le tensioni emerse nei giorni scorsi, è previsto un incontro alla Casa Bianca con il segretario generale della NATO, Mark Rutte, per affrontare le divergenze e definire le prossime mosse.