Trapianto fallito a Napoli, la difesa di Oppido sostiene che il cuore fosse già danneggiato
Domenico Caliendo è morto dopo un trapianto di cuore non riuscito, mentre la difesa del chirurgo Guido Oppido sostiene che il medico non fosse a conoscenza dei danni all’organo arrivato da Bolzano e ricostruisce una dinamica diversa dei fatti.
Il cardiochirurgo Guido Oppido avrebbe avviato le operazioni per il trapianto senza sapere che il cuore destinato al piccolo Domenico Caliendo fosse compromesso. È questa la linea difensiva presentata davanti al giudice per le indagini preliminari di Napoli, al termine di un interrogatorio durato oltre tre ore.
I legali del medico hanno ricostruito una sequenza degli eventi diversa rispetto a quella indicata dagli inquirenti, sostenendo che il chirurgo avrebbe agito nel rispetto delle procedure. Il caso riguarda il decesso del bambino, avvenuto il 21 febbraio dopo un intervento eseguito al Monaldi.
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Al centro dell’indagine c’è anche l’accusa di falso, contestata sia a Oppido sia alla sua vice, Emma Bergonzoni, per presunte modifiche nella cartella clinica relativa all’intervento.
Le immagini e i tempi dell’intervento in sala operatoria
Tra gli elementi portati dalla difesa ci sono fotografie e video che, secondo gli avvocati, aiutano a chiarire la cronologia dei fatti. Una foto scattata alle 14:26 mostrerebbe il contenitore refrigerato con il cuore già presente in sala operatoria.
Pochi minuti dopo, alle 14:34, un video documenta il cuore del bambino ancora pulsante. Questo dettaglio, secondo la difesa, dimostrerebbe che l’espianto dell’organo malato è avvenuto solo dopo l’arrivo del cuore del donatore.
Gli avvocati sostengono che tra l’arrivo del contenitore e l’inizio delle operazioni siano trascorsi alcuni minuti necessari per preparare l’intervento, escludendo quindi qualsiasi anticipo non giustificato della procedura.
Secondo la ricostruzione difensiva, Oppido avrebbe potuto iniziare l’espianto già all’atterraggio dell’aereo proveniente da Bolzano, ma avrebbe scelto di attendere che l’organo fosse fisicamente in sala operatoria.
La difesa ha inoltre messo in discussione la cartella clinica relativa alla circolazione extracorporea del bambino, ritenuta poco affidabile e contenente dati considerati incoerenti.
Anche la dottoressa Bergonzoni è stata ascoltata dal giudice e ha fornito la propria versione dei fatti. Il suo legale ha riferito che la medico ha risposto con evidente coinvolgimento emotivo, ricostruendo con precisione quanto accaduto durante l’intervento.