Iran, Cina e Pakistan propongono un piano in cinque punti per fermare il conflitto
Iran, Cina e Pakistan spingono per fermare la guerra con un piano condiviso e colloqui urgenti. Dopo settimane di tensioni, i due Paesi propongono misure concrete per evitare un allargamento del conflitto e riaprire il dialogo.
Cina e Pakistan lanciano una proposta congiunta per fermare la guerra in Iran e riportare stabilità nella regione del Golfo. L’iniziativa è stata definita durante un incontro a Pechino tra il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il capo della diplomazia pakistana Ishaq Dar, a oltre un mese dall’inizio delle ostilità.
Il documento prevede cinque azioni concrete, a partire da un cessate il fuoco immediato e dall’avvio rapido di negoziati tra le parti coinvolte. L’obiettivo dichiarato è evitare un’escalation e ridurre i rischi di un allargamento del conflitto nell’intera area mediorientale.
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Il confronto tra Pechino e Islamabad arriva dopo una riunione tenuta nei giorni scorsi nella capitale pakistana con i rappresentanti di Arabia Saudita, Egitto e Turchia. In quell’occasione, Dar aveva già aperto alla possibilità che il Pakistan possa ospitare incontri diretti tra Iran e Stati Uniti.
Le richieste su cessate il fuoco e sicurezza nello Stretto di Hormuz
Tra i punti centrali della proposta c’è la richiesta di interrompere subito gli attacchi contro obiettivi civili e infrastrutture sensibili. Cina e Pakistan chiedono alle parti coinvolte di rispettare il diritto internazionale e garantire la protezione della popolazione durante le operazioni militari.
Un altro passaggio riguarda la sicurezza nello Stretto di Hormuz, area strategica per il traffico energetico globale. Pechino e Islamabad sollecitano il ripristino del transito regolare delle navi e la tutela di equipaggi e mercantili, chiedendo condizioni di navigazione sicure nel più breve tempo possibile.
Nel piano si insiste anche sull’importanza del negoziato come unica via praticabile per risolvere la crisi. I due Paesi invitano tutte le parti a rinunciare all’uso della forza durante eventuali trattative e a impegnarsi in un percorso politico.
Infine, la proposta richiama il rispetto della Carta delle Nazioni Unite e delle norme internazionali come base per costruire una pace stabile e duratura nell’area.