Trump attacca gli alleati e cambia linea sullo Stretto di Hormuz

Donald Trump attacca gli alleati per il mancato sostegno contro l’Iran mentre lo Stretto di Hormuz resta bloccato da Teheran. Il presidente alterna dichiarazioni opposte nel giro di poche ore, creando incertezza sulla strategia Usa.

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Trump attacca gli alleati e cambia linea sullo Stretto di Hormuz

Donald Trump torna a criticare apertamente i partner internazionali, accusandoli di non aver sostenuto gli Stati Uniti nella crisi con l’Iran. Il presidente americano punta il dito soprattutto contro alcuni Paesi europei, ritenuti poco collaborativi mentre Washington affrontava direttamente il confronto con Teheran.

Al centro dello scontro c’è lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale e attualmente bloccato dalle autorità iraniane. Una situazione che rischia di pesare sugli approvvigionamenti energetici globali e sulle economie più dipendenti dal greggio.

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Trump ha invitato apertamente gli alleati a intervenire in prima persona per recuperare il petrolio, sostenendo che gli Stati Uniti non possono più farsi carico della sicurezza di tutti. Nel mirino anche la Francia, accusata di aver ostacolato operazioni militari impedendo il sorvolo del proprio territorio a velivoli diretti in Israele.

Posizioni contrastanti nel giro di poche ore

Nel corso della stessa giornata, però, il presidente ha cambiato più volte versione sulla strategia americana. In un’intervista televisiva ha lasciato aperta la possibilità di un intervento per riaprire lo stretto, mentre poco dopo ha dichiarato che la situazione si risolverà senza ulteriori azioni militari.

Secondo Trump, l’Iran sarebbe ormai privo di capacità operative significative, ma allo stesso tempo ha ammesso che restano obiettivi da colpire per neutralizzare completamente ogni minaccia. Una linea che appare oscillante tra la rivendicazione di una vittoria già ottenuta e la necessità di completare le operazioni.

Intanto prende forma l’ipotesi di un’azione militare mirata, con possibile coinvolgimento dell’isola di Kharg, nodo cruciale per l’export petrolifero iraniano. Sullo sfondo resta la pressione sugli Stati che dipendono dal passaggio nello stretto, chiamati da Washington a intervenire direttamente per garantirne la riapertura.