Governo verso la proroga del taglio accise sui carburanti, restano i nodi sulle risorse
Governo valuta la proroga del taglio delle accise per il caro carburante causato dal conflitto con l’Iran. La misura, in scadenza il 7 aprile, potrebbe essere estesa fino a fine mese per contenere i rincari su benzina e diesel.
L’esecutivo si prepara a rinnovare il taglio delle accise sui carburanti in scadenza il 7 aprile, con l’obiettivo di contenere l’aumento dei prezzi legato alle tensioni internazionali e al rialzo del petrolio. La misura potrebbe essere estesa fino alla fine del mese, mantenendo la riduzione già in vigore su benzina, diesel e gpl.
All’interno della maggioranza c’è una linea condivisa sull’opportunità di prolungare lo sconto, pari a 24,4 centesimi al litro per benzina e diesel e circa 12 centesimi per il gpl. Il provvedimento, introdotto a metà marzo con un decreto valido per 20 giorni, ha rappresentato una risposta immediata all’impennata dei costi energetici.
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Per rendere operativa la proroga si punta ancora su un decreto legge, che consentirebbe di evitare ritardi e garantire la continuità della misura già dall’8 aprile. Non è esclusa una riunione del Consiglio dei ministri nei prossimi giorni, anche se al momento non ci sono date ufficiali.
Risorse limitate e confronto sugli incentivi alle imprese
Il punto più delicato riguarda le coperture economiche. Estendere il taglio fino a fine aprile richiederebbe almeno 500 milioni di euro, una cifra simile a quella già spesa nella prima fase dell’intervento. Tra le opzioni allo studio c’è l’utilizzo dei fondi residui del piano Transizione 5.0, che però ha già sollevato critiche da parte delle imprese.
Il tema si intreccia infatti con la revisione degli incentivi alle aziende, in particolare per quelle che avevano già investito nel programma e che rischiano una riduzione dei benefici. Le associazioni di categoria chiedono garanzie e un confronto più ampio sulle scelte del governo.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è impegnato a trovare un equilibrio tra sostegno a famiglie e imprese e tenuta dei conti pubblici. La crescita dei prezzi energetici, legata al conflitto in Medio Oriente, rischia di compromettere il percorso di riduzione del deficit e complicare il ritorno sotto la soglia del 3% del Pil.
Il governo valuta quindi più scenari, tra cui interventi mirati su settori energivori, autotrasporto o carburanti. Un nuovo confronto con le categorie produttive è atteso al Ministero delle Imprese, mentre sul fronte europeo resta aperta la richiesta di misure straordinarie per contenere i prezzi dell’energia.