Controlli Nas nelle mense ospedaliere, irregolarità nel 42,7% delle strutture
Controlli dei Nas nelle mense ospedaliere rilevano irregolarità diffuse per carenze igieniche e gestione degli alimenti. Su 558 strutture ispezionate tra febbraio e marzo, quasi una su due non rispetta le norme, con casi gravi in diverse città.
I Carabinieri per la Tutela della Salute hanno svolto una serie di verifiche mirate nelle mense ospedaliere e nei servizi di ristorazione sanitaria tra il 19 febbraio e il 22 marzo. L’obiettivo era accertare il rispetto delle norme igienico-sanitarie e la sicurezza degli alimenti destinati ai pazienti.
Nel corso dell’operazione sono state controllate 558 strutture in tutta Italia, tra mense collettive e servizi interni alle strutture sanitarie. Di queste, 238 sono risultate non conformi, pari al 42,7% del totale, un dato che evidenzia criticità diffuse nel settore.
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Le verifiche hanno portato alla luce problemi ricorrenti: ambienti poco puliti, locali non adeguati alla preparazione dei pasti, gestione carente delle procedure di autocontrollo e conservazione non corretta degli alimenti, anche per diete destinate a pazienti fragili.
Irregolarità diffuse e interventi immediati in diverse città
In diversi casi le condizioni riscontrate hanno imposto provvedimenti urgenti. A Napoli e Brescia è stata disposta la sospensione immediata di due mense ospedaliere per gravi carenze igieniche e presenza di insetti nei locali.
A Salerno sono state rilevate contaminazioni microbiologiche su vassoi utilizzati per servire i pasti, con presenza di enterobatteri e coliformi. Le autorità hanno imposto interventi correttivi immediati per ripristinare condizioni sicure.
Situazione critica anche a Catania, dove il responsabile della preparazione dei pasti è stato denunciato e sono stati sequestrati circa 60 chili di alimenti conservati in modo non idoneo. A Parma, invece, sono emerse gravi carenze strutturali nei locali adibiti al deposito delle bevande.
Nel complesso, i controlli hanno portato a sospensioni di attività, sanzioni amministrative, sequestri di cibo e segnalazioni all’autorità giudiziaria, oltre all’obbligo per i gestori di adeguarsi alle prescrizioni sanitarie previste.