Attentato a Sigfrido Ranucci, nuovi dettagli sull'azione della camorra
Sigfrido Ranucci è stato vittima di un attentato sotto casa legato alla camorra, secondo quanto riferito da Massimo Giletti con nuovi dettagli sulle indagini e sull’origine degli esecutori arrivati dalla Campania.
La pista della camorra emerge con forza nell’indagine sull’attentato avvenuto la notte del 16 ottobre scorso sotto l’abitazione di Sigfrido Ranucci, volto noto della trasmissione Report. A rilanciare la notizia è stato Massimo Giletti durante un collegamento televisivo, anticipando i contenuti della puntata del suo programma in onda il 30 marzo.
Secondo quanto riferito, gli autori dell’azione sarebbero partiti dalla Campania, avrebbero colpito e poi fatto ritorno nella stessa regione subito dopo. Un dettaglio che cambia il quadro iniziale, indicando un’operazione organizzata e non un episodio isolato.
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Le prime ricostruzioni parlavano di un’auto, una Panda nera, e dell’utilizzo di esplosivo plastico. Le verifiche successive avrebbero invece escluso entrambi gli elementi: il mezzo utilizzato sarebbe stato diverso e la sostanza impiegata non corrisponderebbe al plastico, ma potrebbe provenire da una cava.
L’attentato, avvenuto in piena notte, aveva provocato momenti di forte tensione nella zona. Qualcuno aveva piazzato un ordigno sotto l’auto del giornalista, causando un’esplosione che aveva danneggiato il veicolo e scosso il quartiere.
Nella stessa trasmissione, Giletti ha annunciato altri temi al centro della puntata. Tra questi l’intervento di Michele Santoro su politica nazionale e internazionale, e un nuovo approfondimento sul delitto di Garlasco, con possibili sviluppi legati alla perizia dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo.
L’attenzione torna anche sugli alibi di Alberto Stasi e Andrea Sempio, in particolare su uno scontrino di parcheggio a Vigevano e su alcuni messaggi che coinvolgerebbero la madre di Sempio e un vigile urbano. Elementi che potrebbero incidere sulla ricostruzione dei fatti.
Spazio infine alla vicenda della cosiddetta “Bisteccheria d’Italia”, che ha portato alle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Il caso riporta al centro figure della criminalità romana come Michele Senese, storico esponente della mala capitolina.