Trump parla di cambio ai vertici iraniani e accelera sui negoziati
Donald Trump sostiene che gli attacchi ai vertici iraniani abbiano di fatto cambiato il potere a Teheran, mentre punta su negoziati accelerati e segnali come il passaggio di petroliere nello Stretto di Hormuz.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che le operazioni militari contro i leader della Repubblica islamica hanno prodotto un effetto paragonabile a un cambio di regime, pur senza una caduta formale del governo di Teheran. Secondo il presidente, l’eliminazione della guida Ali Khamenei e di altri alti funzionari avrebbe ridisegnato gli equilibri interni.
Durante un intervento a bordo dell’Air Force One, Trump ha descritto la situazione come una successione di leadership ormai compromesse, sostenendo che i nuovi interlocutori iraniani si siano mostrati più disponibili rispetto al passato. In parallelo, ha indicato la possibilità di un’intesa imminente per fermare il conflitto, anche se senza fornire una data precisa.
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Tra i segnali citati dalla Casa Bianca, il via libera di Teheran al transito di una ventina di petroliere nello Stretto di Hormuz, interpretato da Washington come gesto di apertura. Trump ha però evitato di confermare alcune indiscrezioni su eventuali pedaggi imposti alle navi, limitandosi a dire che la questione è in fase di verifica.
Sul piano militare, il presidente non ha chiarito se sia allo studio un intervento di terra. Ha ribadito che le operazioni stanno procedendo più rapidamente del previsto, nonostante la durata del conflitto abbia già superato le quattro settimane. La Casa Bianca continua a indicare un orizzonte di quattro-sei settimane per una possibile conclusione.
Trump ha inoltre evocato scenari più aggressivi, come la possibilità di prendere il controllo delle risorse petrolifere iraniane o dell’isola di Kharg, nodo strategico per l’export energetico. Secondo il presidente, l’area sarebbe vulnerabile e facilmente conquistabile, anche se una simile operazione comporterebbe una presenza militare prolungata.
L’arrivo di altri 3.500 soldati statunitensi in Medio Oriente ha alimentato il timore di un’escalation. Nel frattempo, proseguono contatti indiretti tra Washington e Teheran tramite mediatori pakistani, che Trump ha definito positivi, pur senza sbilanciarsi sull’esito dei negoziati.