Katia Ricciarelli e le contestazioni alla Scala tra fischi e reazioni

Katia Ricciarelli ricorda gli scontri con il pubblico della Scala nati da critiche e vita privata. Nel 1989 reagì con una frase durissima dal palco, dopo nuovi fischi legati anche al matrimonio con Pippo Baudo.

Katia Ricciarelli
Katia Ricciarelli e le contestazioni alla Scala tra fischi e reazioni

Katia Ricciarelli ripercorre il rapporto complicato con il pubblico del Teatro alla Scala, segnato fin dagli inizi da divisioni e contestazioni. La soprano racconta come, ancora giovanissima, si trovò davanti a critiche legate alla sua età, una sorte che – ricorda – era toccata anche a grandi nomi della lirica.

Tra gli episodi più vividi c’è quello del 1973, quando interpretava Suor Angelica di Puccini. Dopo un’aria accolta da applausi, un’esclamazione dal pubblico – “Divina” – scatenò una reazione ostile nel loggione, dove il termine richiamava inevitabilmente Maria Callas. Da quel momento partirono i fischi, lasciando un segno profondo nella cantante, che per anni evitò di riascoltare quella registrazione.

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La tensione con il pubblico milanese riemerse nel 1989 durante una rappresentazione di Luisa Miller di Verdi. In quell’occasione, le contestazioni non riguardavano tanto la performance quanto la sua vita privata: il matrimonio con Pippo Baudo alimentava commenti ironici e critiche, con etichette che la legavano al mondo televisivo.

Fu al termine dello spettacolo che avvenne l’episodio più noto. In un momento di pausa previsto dalla scena, mentre era in ginocchio per la preghiera finale, Ricciarelli si rivolse al loggione pronunciando parole di forte rabbia. Molti spettatori pensarono facesse parte del libretto, ma si trattò di una reazione personale, nata dall’esasperazione.

Nonostante gli attacchi, la cantante sostiene di aver trasformato quelle difficoltà in uno stimolo. Le critiche, dice, non l’hanno fermata, ma anzi rafforzata nel percorso artistico che l’ha portata sui palcoscenici internazionali. Dopo quell’esperienza, però, ha scelto di non tornare più alla Scala, proseguendo la carriera altrove.