Domenico morto dopo il trapianto, la famiglia accusa il Monaldi di silenzio sul risarcimento
Domenico è morto dopo un trapianto di cuore fallito e la famiglia denuncia il silenzio dell’ospedale sul risarcimento. Il legale accusa la direzione del Monaldi di non aver mai risposto alla proposta inviata via PEC.
La famiglia di Domenico Caliendo Mercolino, il bambino deceduto a febbraio dopo un trapianto di cuore non riuscito eseguito il 23 dicembre, attende ancora una risposta dall’ospedale Monaldi di Napoli sulla richiesta di risarcimento. A denunciarlo è l’avvocato Francesco Petruzzi, che parla di totale assenza di riscontri da parte della struttura sanitaria.
Il legale spiega di aver inviato all’Azienda Ospedaliera dei Colli una proposta per chiudere la vicenda in via stragiudiziale, nel tentativo di evitare alla famiglia un ulteriore percorso in tribunale. La comunicazione, trasmessa tramite posta elettronica certificata, non ha ricevuto alcun tipo di risposta, né positiva né negativa.
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Secondo la ricostruzione della difesa, il comportamento della dirigenza non sarebbe cambiato nemmeno dopo la morte del bambino. I genitori lamentano un rapporto segnato da comunicazioni carenti già durante il ricovero e proseguito anche dopo il decesso, senza chiarimenti né interlocuzioni ufficiali.
L’avvocato sottolinea che la richiesta economica avanzata dalla famiglia rientra nei diritti previsti dalla legge per i casi di responsabilità sanitaria, che comprendono il danno biologico, morale e la perdita del rapporto parentale. Il risarcimento, precisa, è distinto dal procedimento penale in corso e può essere riconosciuto indipendentemente dall’esito delle indagini.
Nel frattempo, mentre la proposta di accordo restava senza risposta, la direzione dell’ospedale avrebbe contattato i genitori per proporre la piantumazione di un albero in memoria del figlio. Un’iniziativa che la famiglia ha accolto con indignazione, ritenendola inadeguata rispetto alla gravità della situazione.
Il legale sostiene inoltre che la responsabilità civile della struttura sia già definita alla luce della normativa vigente, in particolare della legge Gelli-Bianco, che attribuisce alle strutture sanitarie una responsabilità contrattuale. In caso di azione legale, la famiglia è pronta a portare la questione davanti al giudice civile.
Critiche arrivano anche sulla gestione della cosiddetta riunione di partecipazione alla cura, svolta durante le fasi più critiche della malattia del bambino. Secondo la difesa, mancavano figure professionali previste dalla legge, come il bioeticista e il supporto psicologico per i genitori.
Nella lettera viene chiamato in causa anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, invitato a intervenire per valutare l’operato della dirigenza dell’ospedale. La famiglia chiede un cambio ai vertici, ritenendo inadeguata la gestione sia durante la fase clinica sia nelle settimane successive alla morte del piccolo.
Per i genitori di Domenico, spiegano i legali, resta aperta la strada giudiziaria. La richiesta è quella di ottenere giustizia e un riconoscimento formale delle responsabilità, oltre a un risarcimento che la legge prevede in casi come questo.